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Il bus precipitato dal viadotto di Monteforte Irpino (foto archivio web)

POZZUOLI – «Fin dall’inizio delle indagini non sono emerse responsabilità a carico dell’autista». Lo ha detto il capo della Procura di Avellino Rosario Cantelmo che non avrebbe escluso che nel corso del processo sull’incidente avvenuto il 28 luglio scorso lungo l’autostrada A16 Napoli-Bari all’altezza del viadotto Acqualonga a Monteforte Irpino l’autista possa diventare parte offesa. Il puteolano Ciro Lametta era alla guida del mezzo che lo scorso luglio è precipitato in seguito al cedimento dell’impianto frenante e delle barriere di protezione del viadotto, così come emerso dalle perizie dei tecnici. Lametta risulta indagato assieme ad altre 6 persone per omicidio colposo plurimo e disastro colposo.

ANCORAGGI DETERIORATI – «Non ho ancora visionato la perizia – ha sottolineato Cantelmo – ma dai colloqui con i periti la posizione di Lametta era abbastanza chiara sin dall’inizio. Nell’incarico conferito ai periti avevamo posto dei quesiti sulla tenuta delle barriere che erano inadeguate in quanto vecchie. Bisognava stabilire se, pur essendo inadeguate, con una  perfetta manutenzione avrebbero potuto reggere all’impatto. Pare invece  che gli ancoraggi fossero talmente deteriorati, che al primo urto i new jersey si sono spostati e successivamente sono precipitati».

VERIFICARE LO STATO DELLE BARRIERE – Sulle conclusioni alle quali sono giunti i consulenti Alessandro Lima, Vittorio Giavotto, Andrea Demozzi e Lorenzo Caramma non anticipa considerazioni. Per Cantelmo “Autostrade per l’Italia” dovrà chiarire le proprie responsabilità. La procura di Avellino nei mesi scorsi aveva inviato ad altre procure una segnalazione su tratti autostradali particolarmente esposti alle intemperie. Da qui il sequestro del tratto autostradale toscano. «Per Aspi – riferisce il procuratore di Avellino – il deterioramento degli ancoraggi è dovuto all’impiego del sale e dunque bisogna verificare lo stato delle barriere dove se ne fa un massiccio impiego».