POZZUOLI – Al grido di “lavoro” hanno bloccato l’Autostrada Napoli-Roma, creando code per oltre 30 chilometri. I ristoratori flegrei e dell’intera Campania non ci stanno alle misure restrittive imposte dal Governo per far fronte ai contagi da coronavirus e chiedono alle autorità preposte risposte più concrete per le proprie attività. «Le aperture e le chiusure ad intermittenza ci hanno stancato. I nostri locali non sono focolai», tuonano i manifestanti diretti a Roma. Nei giorni scorsi si è già tenuto un altro sit-in a Lucrino. Nel quartiere di Pozzuoli è stata lanciata una petizione per la costituzione di un’associazione che riunisca tutti i ristoratori della regione. Solo nell’area flegrea il neonato movimento ha raccolto oltre 130 adesioni. Stamattina i continui ‘stop and go’ hanno spinto i dimostranti, oltre cento, a bloccare l’Autostrada, all’altezza di Caianiello. L’esasperazione di chi lavora in questo settore, ormai in ginocchio, è evidente. E la tensione si può tagliare a fette. Intanto sull’Autostrada i clacson impazziti la fanno da padrone.

LA LETTERA AL PREMIER – Il Movimento ha già scritto una lettera al presidente del Consiglio dei Ministri per evidenziare il forte disagio che le categorie HO.RE.CA, Alberghiera Organizzazione Eventi, vivono da diversi mesi. Nella missiva si richiede: l’apertura degli esercizi fino alle 24, inclusi sabato e domenica; un abbattimento delle imposte e delle tasse di tutto il 2020 e per tutto il 2021; l’annullamento degli oneri fiscali, tributari, contributivi e condoni degli anni precedenti; il reale accesso al credito bancario agevolato e finanziamenti a fondo perduto. I ristoratori si appellano al premier Conte anche per “il riconoscimento di un indennizzo immediato per i costi fissi di impresa (fitti, componenti energetiche); l’assorbimento degli oneri contributivi del personale da parte dello Stato per i prossimi tre anni; l’allargamento della fascia protetta anche per gli over 30 e l’accettazione obbligatoria per i proprietari del credito di imposta per i canoni di locazione“. I ristoratori puntano pure al riconoscimento di indennizzo minimo, anche per le attività aperte dal primo gennaio 2019 indipendentemente dal fatturato e finora escluse da qualsiasi ristoro, e per il riconoscimento di ristori anche per fondamentali indotti del settore, quali le aziende vinicole e casearie. La rabbia ormai esonda. E i ristoratori avanzano in direzione della ‘Città Eterna’.