di Alessandro Napolitano

pestaggio
Pestati due galoppini per aver fallito la loro “missione”

QUARTO – Le ben 39 recenti condanne in primo grado per voto di scambio rappresentano un record poco invidiabile per Quarto, oramai da tempo sotto i riflettori della cronaca giudiziaria, soprattutto per fatti legati al clan Polverino. Eppure quelle del 2007 non sarebbero state le uniche elezioni “macchiate” dalla pratica della compravendita di voti. Qualcosa di molto simile sarebbe accaduto anche durante la tornata elettorale precedente, quella del 2003. Lo scrivono le forze dell’ordine in diverse informative poi inviate all’Antimafia di Napoli. Migliaia di euro consegnati ai galoppini per poi essere distribuiti ai singoli elettori in quote che oscillavano dai 50 ai 100 euro. Questo il modus operandi di alcuni personaggi gravitanti attorno al clan che così speravano che i “loro” candidati potessero approdare in consiglio comunale o addirittura sedere sulla poltrona di sindaco. Ma in quell’occasione qualcosa non va come sperato.

SOLDI AI “GALOPPINI” – Chi avrebbe dovuto “salire” non ce la fa, venendo scavalcato dagli altri candidati. Tutto sarebbe potuto finire lì. Ed invece arrivano le botte da orbi, da parte di chi aveva messo a disposizione i soldi, nei confronti degli addetti alla “distribuzione”. Un pestaggio verificatosi all’indomani della chiusura delle urna, quando il risultato sfavorevole aveva fatto tramontare l’idea di avere un proprio uomo a capo della macchina amministrativa. Nei giorni precedenti alle elezioni erano stati consegnati 20mila euro a due galoppini. Le elezioni vanno male e i due vengono convocati in una villa da alcuni personaggi ritenuti gravitanti al clan Polverino.

LA PUNIZIONE – L’ordine è perentorio: devono recuperare e restituire il denaro che a nulla è servito. Non sarà però facile per i due “addetti alla distribuzione”. Che infatti entrano in quella villa con meno di un quarto della somma loro consegnata giorni prima. I due finiranno pestati con calci e pugni, addirittura inseguiti dopo un timido tentativo di fuga e pestati di nuovo. Il gravissimo fatto viene denunciato ai carabinieri dell’allora stazione di corso Italia. Tra le carte finite anche all’Antimafia si legge quanto uno dei galoppini avrebbe subito come minaccia nel caso le cose fossero andate male dal punto di vista elettorale: “Se non saliamo ti tagliamo la testa”. Nessun machete, ma botte, anche pesanti, quelle si. Quattro anni dopo la compravendita di voti si sarebbe ripetuta. Questo è ciò che emerge dalla sentenza di primo grado che ha visto la condanna di 39 persone, ma anche 58 assoluzioni.