Spike, il cane massacrato e bruciato vivo
Spike, il cane massacrato e bruciato vivo

POZZUOLI – «Spero che ciò che deciderà il tribunale crei un precedente giudiziario. La legge sul maltrattamento degli animali appare lacunosa e spesso anche applicata in malo modo». A parlare è Giulia D’Oriano, attivista del Movimento etico tutela animale e ambiente (Meta), colei che per prima soccorse Spike, il cane torturato e poi morto in seguito alle ferite riportate.

LE AGGRAVANTI – Giovedì 21 aprile si aprirà il processo a carico del presunto “mostro”, accusato di maltrattamento di animali con l’aggravante di aver agito con crudeltà e senza necessità. All’esterno del tribunale saranno in tanti a chiedere giustizia per quell’efferato gesto. Oltre al Meta, ci saranno anche il Partito animalista europeo, Fronte animalista e l’associazione “Gli amici di Rotty”. Il Comune di Pozzuoli si costituirà parte civile nel procedimento a carico dell’unico imputato, un 24enne del rione Toiano. Con l’ente locale anche gli anziani padroni di Spike, assistiti dall’avvocato Alessio Cugini del Pae.

TORTURATO E DATO ALLE FIAMME – Era il luglio del 2014, quando Spike venne ritrovato quasi moribondo da Giulia D’Oriano. Aveva ferite dappertutto e ustioni di secondo e terzo grado sul 70 per cento del corpo. Nonostante le cure, il cane morì alcuni giorni dopo. Un’ondata di protesta si levò in tutta la città, con centinaia di persone che filarono per Pozzuoli. Il Comune volle anche ricordare l’accaduto con una statua dedicata a Spike. Sulla targa le parole di Victor Hugo: «Guarda negli occhi un cane e prova ad affermare che non ha un’anima