di Gennaro Del Giudice

Il White Chill Out di Arco Felice
Il White Chill Out di Arco Felice

POZZUOLI – Due uomini che si muovono nel cuore della notte a bordo di una moto. Giungono nei pressi del civico 155 di via Miliscola, davanti all’ingresso del bar-antipasteria “White Chill Out”. Ad un certo punto uno dei due scende dal mezzo e scavalca il muretto del locale. Ha in mano un contenitore, getta del liquido sul telone e appicca il fuoco, poi risale sul mezzo e scappa. In pochi minuti si scatena l’inferno, le fiamme prendono corpo nel locale che è quasi interamente in legno. Tra fuoco e fiamme rischia la vita anche una giovane donna che dormiva in un’abitazione attigua all’edificio, l’incendio lambisce la sua abitazione, ma fortunatamente riuscirà a mettersi in salvo. E’ questo il racconto, attraverso le telecamere di sorveglianza, di quanto accaduto martedì notte ad Arco Felice. Si tratta del secondo incendio ai danni di un locale gestito da Salvatore e Nicola Scamardella, padre e figlio titolari dei due “White Chill Out” che da circa un anno hanno aperto i battenti nella città di Pozzuoli. Il rogo la scorsa notte ha distrutto completamente tutto provocando danni per oltre 100mila euro.

 

LA RICERCA DI UN MOVENTE – I due raccontano le immagini riprese dagli occhi elettronici, si chiedono perché quelle due persone abbiamo agito con tanta efferatezza. Gli Scamardella sono persone perbene e stimate da tutti, lo dimostrano anche le decine di messaggi di solidarietà che da ore stanno giungendo attraverso i social network da parte di chi non ha potuto incontrarli e contattarli di persona. Clienti, amici e conoscenti che chiedono a padre e figlio di non mollare dopo il secondo raid ai loro danni in appena 28 giorni. Il primo è datato 3 giugno, quando nei pressi del lungomare “Sandro Pertini” di via Napoli fu danneggiato dalle fiamme il ristorante “White Chill Out”: in quell’occasione ignoti diedero alle fiamme il telone della saletta esterna. A terra i carabinieri ritrovarono una bottiglia contente liquido infiammabile. Segnale inequivocabile, meno il messaggio che a detta dei titolari non sarebbe assolutamente legato a questioni di racket.

 

NESSUNA RICHIESTA – «Vogliamo capire il perché di questo accanimento nei nostri confronti – si chiedono Salvatore e Nicola all’indomani del rogo – non abbiamo mai ricevuto richieste di denaro, minacce, racket, nulla. Se qualcuno l’avesse fatto lo avremmo subito denunciato. Non riusciamo a spiegarci il perché. Comunque non ci perdiamo d’animo e nel giro di un mese confidiamo di poter rimettere tutto a posto e riaprire». Sul caso in queste ore stanno indagando i poliziotti del Commissariato di Pozzuoli che hanno acquisito le immagini dall’hard disk del sistema di videosorveglianza del locale. Intanto il locale resta chiuso e l’accesso è reso impossibile dallo stato di inagibilità della struttura. All’esterno, affissi sulla porta d’ingresso, restano un telone nero per coprire il vetro e impedire ai passanti di osservare lo scempio provocato dalle fiamme e un cartello che avvisa i clienti. Intanto la gente si chiede: perché tanta cattiveria nei confronti di quelle due brave persone?