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Quattro dei sette arrestati il 10 ottobre scorso

POZZUOLI – Processo per i “cani sciolti” del clan Longobardi-Beneduce. Contro di loro il Comune di Pozzuoli si costituirà parte civile nel processo che sarà celebrato lunedì 18 maggio contro usurai ed estorsori affiliati al clan, denunciati da alcuni cittadini e imprenditori di Pozzuoli ai Carabinieri. Il procedimento penale riguarda nove imputati, accusati di aver chiesto alle loro vittime, gestori di bar, somme di denaro come tangenti dovute per aver concesso in noleggio apparecchi di videopoker.

 

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I parenti degli arrestati all’esterno della caserma di Arco Felice

I NOMI – Di questi, sette finirono in manette il 10 ottobre scorso durante un’operazione dei carabinieri. Si tratta di Biagio Loffredo, 42 anni, Napoleone Del Sole, 36 anni, Ciro Scognamiglio, 36 anni, Vincenzo Mellone, 59 anni, Massimo Migliorato, 45 anni, Umberto Reazione, 26 anni, Giovanni De Felice, 25 anni. I sette sono stati arrestati tra il Rione Toiano, Licola e Monterusciello e trasferiti nella serata di mercoledì 8 ottobre nel carcere di Secondigliano.  Nella loro morsa erano finiti un responsabile di un’impresa edile, un disoccupato, il titolare di un bar e il gestore di una sala scommesse. Nella fattispecie l’indagine, avviata lo scorso luglio, ha consentito di documentare le reiterate minacce attuate nei confronti del responsabile di un’impresa edile, al fine di ottenere l’indebito pagamento di una somma pari a 3mila euro.

 

NELLA MORSA DEL CANI SCIOLTI – Durante la stessa indagine gli inquirenti documentarono anche i reiterati tentativi di estorsione, con finalità mafiose, perpetrati nei confronti di un disoccupato, al fine di ottenere l’indebito pagamento dell’intero importo del rimborso assicurativo ottenuto quale risarcimento del danno derivato da un incidente stradale. Nella morsa della banda legata al clan era finito anche il titolare di un bar, che, non avendo ottemperato all’indebito pagamento della tangente, veniva rapinato dell’incasso giornaliero, ammontante a circa 2mila euro. Infine gli 007, durante le indagini, ricostruirono e documentarono i reiterati tentativi di estorsione, con finalità mafiose, perpetrati nei confronti del gestore di una sala scommesse, al fine di ottenere il pagamento di una tangente pari a 100 euro al mese per ogni apparecchio installato.

 

IL COMUNE – Il Comune si costituirà parte civile anche in questo processo – afferma il sindaco Vincenzo Figliolia – per essere vicino alle vittime denuncianti e all’intera comunità di Pozzuoli per il danno economico e morale che chi compie reati di usura e racket arreca a tutta la città. L’invito che facciamo sempre a cittadini e imprenditori è di denunciare abusi e sopraffazioni, servendosi anche dello sportello antiracket di Sos Impresa, perché non saranno mai soli”.