Vera De Mari, condannata in primo grado a 8 anni e 2 mesi
Vera De Mari, condannata in primo grado a 8 anni e 2 mesi

POZZUOLI – Aggravante mafiosa. E’ quanto chiesto dall’accusa nei confronti degli indagati che devono rispondere dell’accusa di aver messo su un’organizzazione dedita all’usura. Alla sbarra ci sono Vera De Mari, condannata in primo grado a 8 anni e 2 mesi di reclusione. Per lei ed altri imputati, in primo grado “cadde” l’aggravante mafiosa. Il pubblico ministero Gloria Sanseverino ha dunque chiesto la rideterminazione della pena. In caso di accoglimento da parte dei giudici della settima sezione della Corte di Appello di Napoli, le pene potrebbero aumentare fino alla metà in più.

CONDANNATI IN PRIMO GRADO – Gli altri imputati sono Silvio De Mari, condannato a 8 anni; Gennaro De Simone a 6 anni e 10 mesi; Benedetta Pezzini a 4 anni e 2 mesi; Antonio De Simone a 4 anni e 6 mesi; Emanuela De Mari a 4 anni e 8 mesi e Donatella Savarese, a un anno e 10 mesi. La richiesta di aggravante mafiosa nasce da un legame di parentela che Vera De Mari ha con un uomo da sempre considerato vicino al clan Longobardi-Beneduce: Umberto De Simone, che sta scontando una condanna a 8 anni e 5 mesi.

LA PARENTELA CON UMBERTO DE SIMONE – Secondo l’accusa, Vera De Mari ed altri presunti strozzini, avrebbero “speso” il nome dell’organizzazione camorristica per intimorire le vittime. Tra queste casalinghe, piccoli commercianti e persino disoccupati. Somme di denaro non esorbitanti, ma che grazie ai tassi di interesse praticati salivano alle stelle. Questa l’ipotesi della Direzione distrettuale antimafia che iniziò le indagini nell’ottobre del 2012, scattate dopo la denuncia di una delle presunte vittime ai carabinieri di Pozzuoli. Quest’ultima è oggi parte lesa assieme ad altre quattro persone, alle quali sono da aggiungere l’associazione antiracket ed usura Sos Impresa ed il Comune di Pozzuoli, rappresentati rispettivamente dagli avvocati Alessandro Motta e Alfredo Nello. La sentenza d’Appello è prevista per fine giugno.