POZZUOLI – Il blues e il mandolino tornano insieme e questa volta parlano napoletano. Dopo più di venti anni di esperienza e sperimentazioni, è arrivato il momento per Lino Muoio, artista puteolano, oggi residente a Roma, di ritornare musicalmente nella sua terra. A fine novembre è uscito l’album “Mandolin Blues – Vedi Napoli e poi… muoio!“: dodici nuovi brani suonati con la grinta e freschezza di una formazione rinnovata e giovane. Tante le contaminazioni di genere, come “Dicitencello boogie”, dove il classico napoletano viene stravolto con il tipico groove di John Lee Hooker. Il disco, pubblicato e distribuito dalla Bloos Records, è disponibile nei negozi, in tutti gli stores online e sul sito www.bloosrecords.com nei formati CD, digitale ed Exclusive Digital QR card. «Il genere di riferimento è sicuramente il blues, ma gli arrangiamenti sono molto vicini al jazz. L’idea è poter omaggiare Carosone, raccogliendo l’eredità di Pino Daniele», ci racconta Lino Muoio. «Dopo anni di dischi, concerti e sperimentazioni varie – continua l’artista di Pozzuoli – ho deciso di scrivere testi in napoletano. Il blues e il nostro dialetto si sposano perfettamente».

Fotografia di Riccardo Piccirillo

LA BIOGRAFIA – Inizia a suonare la chitarra a 16 anni spinto dall’ispirazione di chitarristi rock come Jimmy Page, Angus Young, Jeff Beck e Van Halen. Nel 2000, dopo una lunga gavetta nei principali club partenopei, entra a far parte di una band storica del Blues italiano, i Blue Stuff di Mario Insenga con cui realizza 11 album, una serie infinita di concerti (oltre 1200) in Italia e all’estero e partecipa a numerosi show televisivi tra i quali “Meno siamo, meglio stiamo” di Renzo Arbore. Nel 2008 Lino Muoio inizia la collaborazione con la Cheyenne Records dei fratelli Bennato che vede l’uscita del primo disco solista “Blues on me”. Sempre con la Cheyenne, nel 2012, dopo quattro anni di studi e ricerche, realizza “Mandolin Blues”, il primo disco in Italia interamente dedicato al mandolino Blues; un progetto all’epoca unico ed originale che riceve consensi e apprezzamenti in Italia e in Europa. Nel 2016, continua la ricerca e la sperimentazione con “Mandolin Blues – The Piano Sessions”, dove viene sviluppato il dialogo tra mandolino Blues e pianoforte (con Mario Donatone). Nel 2017 esce il terzo capitolo della serie: “Mandolin Blues – Acoustic Party” in cui raggruppa e collabora su brani originali e inediti con i migliori bluesmen italiani (Viterbini, Piu, De Bernardi, Sbergia, Bonfanti, eccetera). Sempre nel 2017 inizia la collaborazione con una stella internazionale del Blues, Corey Harris, con cui gira i principali festival europei ed è tuttora impegnato sia in studio che live. Nel 2021 il ritorno definitivo alle radici con “Vedi Napoli…poi Muoio!”, composto da brani originali cantati in napoletano con un groove ed una serie di musicisti incredibili. Un vero salto di qualità, questa volta in compagnia di una giovane ma promettente etichetta discografica, la Bloos Records. Oltre all’attività live con il Mandolin Blues Quartet dove gira per i principali festival Blues europei (Villa Sessions/Portogallo, Guitar en Scène/Svizzera, Gartempe/Francia, Fjell/Norvegia, Sitno/Slovacchia, B&D/Croazia, eccetera), il musicista di Pozzuoli si dedica all’insegnamento e ai workshop sul mandolino nel Blues. Nel 2022 uscirà il suo primo libro dedicato all’argomento: “Mandolino Blues: dal Mississippi al Mediterraneo”.