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Panni stesi, una pianta tra le crepe e una donna: a Pozzuoli c’è chi vive in un palazzo pericolante

Panni stesi, una pianta tra le crepe e una donna: a Pozzuoli c’è chi vive in un palazzo pericolante
  • Pubblicato17 Giugno 2026

POZZUOLI – Nel cuore dei vicoli di via Mazzini, nella zona conosciuta come “Aret’ ‘e Piscinelle”, un fabbricato in evidente stato di degrado e interessato da lavori appare privo di infissi e protezioni adeguate. Eppure alcuni dettagli lasciano pensare che qualcuno continui a frequentarlo. Una donna avanti negli anni è stata vista uscire sui ponteggi. Pozzuoli convive da mesi con una parola oramai quotidiana: bradisismo. È entrata nelle case, in ogni conversazione, nelle notti insonni, nelle verifiche tecniche, nelle ordinanze, nelle paure. Proprio per questo, oggi più che mai, ogni edificio fragile dovrebbe essere osservato con attenzione doppia. Ogni crepa, ogni vuoto, ogni struttura abbandonata o in ristrutturazione dovrebbe interrogare le istituzioni prima ancora dei cittadini. Eppure, nel pieno centro storico di Pozzuoli, c’è un palazzo che pone domande difficili da eludere. Dalle immagini si vede una struttura in condizioni estremamente precarie: facciata scoperta, murature esposte, aperture prive di finestre, balconi compromessi, ponteggi metallici montati lungo l’intero prospetto, elementi di cantiere e parti dell’edificio che sembrano segnate dal tempo, dall’abbandono e forse da lavori mai realmente conclusi.

LA PRESENZA – Fin qui, si potrebbe pensare a uno dei tanti immobili del centro storico in attesa di recupero. Ma alcuni particolari cambiano il quadro. In una delle aperture si intravedono panni stesi. In un’altra fessura del muro compare un vaso con una pianta. Non sono dettagli neutri. Sono tracce di vita, segnali minimi ma eloquenti di una possibile frequentazione. In un edificio che, almeno a guardarlo dall’esterno, non sembra nelle condizioni di accogliere nessuno. La domanda, allora, diventa inevitabile: quel palazzo è abitato? È accessibile? È stato dichiarato agibile? E se non lo è, come è possibile che qualcuno vi entri o vi permanga? Secondo alcune testimonianze raccolte in zona, una donna avanti negli anni sarebbe stata vista addirittura uscire passando sui ponteggi. Non scale ordinarie, non un accesso sicuro, ma strutture provvisorie da cantiere, destinate ai lavori e non alla vita quotidiana. Se confermato, si tratterebbe di un fatto gravissimo. Non soltanto per il rischio individuale della persona coinvolta, ma per ciò che rivela: una possibile zona grigia in cui degrado edilizio, emergenza abitativa e mancato controllo finiscono per sovrapporsi. I ponteggi, va ricordato, non sono percorsi domestici. Sono opere provvisionali, strumenti tecnici utilizzati nei cantieri per consentire interventi in quota. Devono essere montati, mantenuti e utilizzati secondo regole precise. Non possono diventare l’ingresso di fortuna di un’abitazione, né tantomeno il passaggio obbligato per una persona fragile. Qui il tema è la sicurezza prima ancora di decoro urbano.

I PERICOLI – Un edificio senza infissi, con aperture esposte, parti murarie scoperte e segni evidenti di degrado, nel cuore di una città sottoposta a continue sollecitazioni sismiche e bradisismiche, non può essere derubricato a semplice “brutta immagine”. È una questione pubblica. Pozzuoli conosce bene la fragilità del proprio territorio. La conoscono i cittadini, la conoscono i tecnici, la conoscono le istituzioni. Proprio per questo risulta difficile comprendere come una situazione del genere possa restare visibile, alla luce del sole, senza che si arrivi a una risposta chiara: chi controlla quell’immobile? Chi ha responsabilità sul cantiere? Il fabbricato è oggetto di lavori autorizzati? Esiste un provvedimento di interdizione, messa in sicurezza o sgombero? Sono state effettuate verifiche recenti? Non si tratta di accusare senza atti, né di sostituirsi agli uffici competenti. Ma di porre domande legittime, urgenti, doverose. Perché se davvero una persona frequenta o abita quegli spazi, allora il problema non è più solo edilizio: diventa sociale, sanitario, umano. Una città che vive una fase delicata come quella attuale non può permettersi angoli ciechi, soprattutto nei luoghi più fragili del suo centro storico.