a cura di Rosalba Tello

POZZUOLI – Ha raggiunto un milione di visualizzazioni con i suoi divertentissimi video, solo in apparenza leggeri. Perché dietro ogni detto, proverbio o battuta recitata in puteolano “strettissimo” – del tutto incomprensibile per chi abita anche solo a un km dalla nostra cittadina -, si cela un grande lavoro di ricerca sulla lingua e sul dialetto. Luigi di Razza, 28 anni, mamma bacolese, papà delle “palazzine”, dal 2015 risiede in Lussemburgo dove vive e lavora assieme alla moglie. Nei suoi esilaranti video postati su Facebook enfatizza accenti e suoni tipici del puteolano, con l’intento di mantenere vivo il vernacolo dei nostri nonni. Generazione dopo generazione, infatti, la parlata puteolana sta perdendo vigore. Spesso stigmatizzato in quanto sinonimo di “ignoranza”, il nostro buffo dialetto (l’attore Salemme lo cita spesso nei suoi spettacoli e film) sta però rivivendo una seconda giovinezza proprio grazie a Luigi, che di mestiere non fa l’attore professionista bensì il commerciale (da poco però si occupa di produzione); e nel privato non è affatto un burlone, anzi, passa per uno parecchio “serio”.

“L’ESORDIO” – Tutto ha inizio durante il lockdown, quando Di Razza decide di dare corpo alla sua passione per il dialetto, aiutando a superare il periodo di isolamento con qualche pillola di buonumore. «Da piccolo le maestre mi sgridavano se lo parlavo, a scuola aveva un connotato negativo. Eppure conserva un’importante funzione sociale, ed è la lingua di comunicazione con la famiglia. Purtroppo quando torno a Pozzuoli lo sento sempre meno. Ho pensato allora a un’opera di sensibilizzazione, giocando con la caratterizzazione». Per le sue gag prende ispirazione dalla gente in strada: «ascolto molto, cerco di carpire le sfumature, dai pescatori soprattutto. E visto che nella mia famiglia non si parla il puteolano “puro”, per verificare alcuni termini chiamo gli zii e stiamo ore e ore al telefono».

IL MILIONE – Intanto il suo pubblico Facebook si amplia sempre più. A distanza di un anno, ecco la cifra tonda tonda: 1 milione di visualizzazioni. Un successo inaspettato che spinge Luigi a studiare ancora di più. Obiettivo: poter custodire e divulgare, quanto più possibile, la ricchezza del puteolano. Le sue scenette surreali in cui storpia la bocca, teatralizzando accento e inflessioni, non piacciono solo ai compaesani. «I miei colleghi francofoni mi dicono che non ci capiscono nulla, ma che fa ridere la mia faccia!». Un messaggio in particolare lo ha colpito: una ragazza che aveva appena perso il padre gli ha scritto che, grazie ai suoi video, riusciva ogni tanto a sorridere…

LA VITA – Laureato in Scienze Politiche (parla tre lingue), in Lussemburgo Luigi ha messo radici, ma resta sempre aperto a nuove possibilità. «Vivo in un paesino travestito da metropoli. Tante nazionalità, persone di tutto il mondo, rendono questo luogo ibrido eppure stimolante». Il regista Donato Rotunno italo-lussemburghese nel 2019 lo ha notato e voluto, con Renato Carpentieri, in “Io sto bene”, che uscirà in Lussemburgo quest’autunno (in Italia cercano distributori). A Pozzuoli ci torna 3-4 volte all’anno (questa estate ha condotto il “Pozzuoli Folk Festival” in Anfiteatro); peccato che molti suoi amici siano andati all’estero come lui. E rincontrare quelli rimasti «fa stare bene e fa stare male. Quando vai via, poi rifletti: ho fatto bene? E se tornassi? E se non fossi mai partito?». I genitori e le due sorelle di 25 e 7 anni vanno spesso a trovarlo, e questo aiuta a lenire la nostalgia.

IL PUTEOLANO – Ma come raffigura Luigi, nei suoi sketch, il puteolano medio? «E’ sulle sue, diffidente, polemico. L’ho disegnato così, naturalmente, in base alle esperienze vissute. Io mi reputo figlio dei “Campi Flegrei”, e in questi termini bisogna ragionare, non più per campanili. Consapevoli delle bellezze che vantiamo sul territorio, i puteolani possono e devono fare rete con gli altri paesi flegrei, a maggior ragione ora con Procida, capitale della cultura 2022».