MONTE DI PROCIDA/ La maggioranza boccia la mozione sul “Garante dei disabili”
MONTE DI PROCIDA – E’ polemica a Monte di Procida dopo la bocciatura della mozione consiliare presentata dalla consigliera comunale indipendente Giusy Lubrano sull’istituzione del Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità. La maggioranza non ha approvato la mozione ed ha aperto un forte scontro politico tra la maggioranza e la minoranza. “La recente bocciatura della mozione finalizzata all’istituzione del Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità nel Comune di Monte di Procida – afferma la consigliera Lubrano – apre una riflessione che va oltre le dinamiche politiche e che investe direttamente il tema della tutela dei cittadini più fragili. La figura del Garante delle persone con disabilità rappresenta oggi uno strumento di civiltà giuridica e sociale adottato da numerosi enti locali italiani per garantire ascolto, mediazione e tutela a chi quotidianamente si confronta con ostacoli, discriminazioni e difficoltà nell’accesso ai servizi pubblici. Non si tratta di una figura meramente simbolica. Il Garante svolge infatti una funzione concreta di raccordo tra cittadini, amministrazione e istituzioni, favorendo la rimozione delle barriere, promuovendo l’inclusione sociale e vigilando sul rispetto dei diritti riconosciuti dalla Costituzione, dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e dalla normativa nazionale. In una società che si definisce moderna e inclusiva, la protezione delle persone fragili non dovrebbe essere percepita come un costo o un adempimento burocratico, ma come un investimento in termini di giustizia sociale e partecipazione democratica. Le famiglie che convivono con la disabilità affrontano spesso percorsi complessi per ottenere servizi, assistenza, sostegni scolastici, abbattimento delle barriere architettoniche e accesso alle prestazioni sociosanitarie. Proprio per questo la presenza di un soggetto indipendente, facilmente raggiungibile dai cittadini e capace di dialogare con le istituzioni, costituisce un valore aggiunto per l’intera comunità”.
SCELTA POLITICA – Alla base del no della maggioranza consiliare alla mozione è uan chiara scelta politica secondo Giusy Lubrano: “La scelta dell’Amministrazione Scotto di Santolo in Consiglio Comunale di non procedere all’istituzione del Garante lascia inevitabilmente aperto il dibattito sull’opportunità di dotare Monte di Procida di strumenti più efficaci per la tutela delle persone con disabilità e delle loro famiglie. La sensibilità verso i diritti dei più fragili rappresenta infatti uno dei parametri attraverso cui si misura il grado di maturità civile di una comunità. Per questo motivo il confronto sul tema non dovrebbe arrestarsi con una votazione consiliare, ma continuare nel dialogo tra istituzioni, associazioni e cittadini. Perché la vera forza di una comunità non si misura da quanto riesce a fare per chi è già forte, ma da quanto è capace di proteggere chi ha più bisogno di essere ascoltato”.
LA REPLICA – A prendere le parti della maggioranza e a spiegare i motivi della decisione della maggioranza di non voler istituire il Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità è la consigliera comunale di maggioranza con delega ai servizi sociali Daniela Scotto di Carlo, la quale attraverso un post su Facebook prova a spiegare i motivi della decisione, mettendo sullo stesso piano due figure giuridiche diverse come il Garante e la Consulta che non sono in contrapposizione: “Garante dei diritti delle persone con disabilità o Consulta della disabilità? Credo però che ogni comunità abbia il dovere di interrogarsi su quale strumento possa favorire maggiormente la partecipazione, l’ascolto e la condivisione delle scelte. La disabilità non riguarda soltanto chi la vive direttamente. Riguarda l’intera comunità. Riguarda il modo in cui progettiamo gli spazi, organizziamo i servizi, costruiamo opportunità e abbattiamo barriere, non solo quelle architettoniche. Per questo motivo guardo con particolare interesse all’idea di una Consulta: uno spazio aperto e partecipato, nel quale le esperienze individuali possano trasformarsi in proposte collettive e le esigenze delle persone possano diventare azioni concrete. Non un luogo di contrapposizione, ma di collaborazione. Non una voce sola, ma tante voci che insieme possano aiutare le istituzioni a comprendere meglio, decidere meglio e agire meglio. L’inclusione nasce dall’ascolto. E l’ascolto è tanto più forte quanto più persone riescono a sentirsi parte della stessa comunità”.





























