LA LETTERA – Vedo mio figlio sempre più alienato: i videogiochi assorbono quasi completamente la sua vita. Non ha relazioni con altri coetanei, non conduce la vita di un adolescente. Ha solo 14 anni ma a parte la scuola non ha altri interessi se non i videogames. Forse dovrei essere più severo, ma non so se sono anacronistico.
Firmato: un papà.

IL PARERE DI GIOVANNA – Stare al passo con i tempi è un importante tassello del processo educativo, ma esistono alcuni elementi basilari di esso che devono rappresentare dei punti fermi per ogni educatore. Non si è mai anacronistici se si intende spingere un quattordicenne ad uscire dall’isolamento e relazionarsi con i propri coetanei. Va peró analizzato il motivo che spinge un ragazzo così giovane a nascondersi in camera e a non vivere la propria età. Si pensi che oggigiorno il gaming disorder, (la dipendenza da videogame), è stata inserita dall’Oms tra le patologie da curare. Secondo un recente studio è emerso che l’8% degli studenti trascorre in rete più di 6 ore al giorno e oltre il 22% di quelli interpellati, presenta un rapporto disfunzionale con il Web.
È pacifico ritenere che la tecnologia rappresenti oggi un’appendice importante nella vita dei giovani che non può essere ignorata dall’adulto, ma come tutti gli eccessi va limitata nelle giuste misure. Le consiglio di raggiungere un compromesso con suo figlio. Ad esempio invitare degli amici a casa e creare delle opportunità di gioco collettivo ai videogames, può rappresentare una evoluzione al passo con i tempi del gioco di società, quello che un tempo era diffusissimo tra i giovani e che oggi risulta quasi del tutto superato (Monopoli, risiko, gioco delle carte, etc). Una condivisione (se pur con l’ausilio della rete) di regole e competizioni rappresenterebbe comunque una forma di confronto che potrebbe attivare un sano processo di maturazione tra coetanei.

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