LICOLA – Un esposto sui roghi tossici sottoscritto da cittadini e commercianti per chiedere interventi e soluzioni alle autorità preposte. Questa l’iniziativa promossa alcune ore fa dal Comitato “Piazza Cristoforo Colombo” a seguito dell’ultimo incendio verificatosi in pineta, a ridosso del centro abitato di Licola Mare. «A causa della combustione di rifiuti d’ogni genere, l’incendio  – come i precedenti – ha sprigionato nell’aria grosse quantità di sostanze tossiche per l’essere umano. Rifiuti che sono stati più volte segnalati tramite PEC, con un invito all’ente gestore di rimuoverli, senza ottenere risposte», rendono noto i promotori della raccolta firme.

L’EMERGENZA – Terra dei fuochitriangolo della morte, quadrilatero dei veleni. Gli appellativi con cui queste zone vengono conosciute non cambiano la sostanza delle cose: sono discariche di rifiuti tossici e speciali a cielo aperto. Molto spesso impossibili da controllare perché isolate e lontane da occhi indiscreti, difficili da bonificare perché le competenze dei Comuni si sovrappongono con quelle di altri Enti locali e talvolta con quelle dei privati. Intanto lo scempio va avanti, prosegue inesorabile giorno dopo giorno. E chi continua ad abbandonare rifiuti lo fa incurante della salute pubblica e consapevole di essere “difeso”, in parte, dagli ingranaggi della burocrazia. Ci vogliono settimane prima di capire a chi compete la bonifica di una zona, mesi prima che le operazioni partano. Ma basta un solo giorno, o meglio una sola notte, per ripristinare lo stato di degrado. In queste zone si può trovare di tutto. Poi c’è il problema dei roghi: probabilmente studiati ad arte da chi vuole trasformare il ‘codice’ dei rifiuti ed aumentare i costi di smaltimento. Il tutto avviene in pochi ettari di terra. Agglomerati urbani distanti quanto basta per essere investiti dall’odore acre dei rifiuti che bruciano.