Giuseppe Simioli al momento dell’arresto

QUARTO – Una latitanza con tutti i comfort, grazie all’aiuto di persone compiacenti e soprattutto a documenti falsi. E’ quella vissuta per anni da tre elementi di primissimo piano del clan Polverino: Giuseppe Simioli, Carlo Nappi e Giuseppe Ruggiero. Nei loro confronti i carabinieri del Comando provinciale di Napoli hanno eseguito misure cautelari in carcere. Stesso provvedimento anche per chi si sarebbe prodigato a non far mancare nulla durante l’irreperibilità, come per Luciano Miglietta, 58enne ora accusato di associazione esterna di stampo mafioso.

DUE PROCURE A LAVORO – Le indagini, coordinate dalle Procure antimafia di Napoli e Roma, hanno permesso di ricostruire la vita degli allora latitanti, dei “favori” ricevuti e dei loro spostamenti. E’ così emerso che grazie agli appoggi, c’era stata persino la possibilità di collocare all’interno di un capannone a Pomezia ben una tonnellata e mezza di hashish proveniente dalla Spagna. Sempre grazie ai documenti contraffatti, c’era che era riuscito a prenotare analisi mediche senza alcun pericolo di essere scoperto.

IN UNA VILLA CON VASCA IDROMASSAGGIO – Le latitanze dei tre erano terminate in momenti differenti. Carlo Nappi e Giuseppe Ruggiero furono scoperti il 14 settembre del 2016 in una abitazione di Pomezia, mentre Giuseppe Simioli venne stanato il 26 luglio dello scorso anno: era in un resort di lusso con tanto di piscina idromassaggio. Alle accuse già a loro carico – associazione mafiosa, estorsione e traffico internazionale di droga, si aggiunge quella di possesso di documenti di identificazione falsi.