QUARTO – Al civico 2 di via del IV Novembre ha regnato per l’intero pomeriggio un silenzioso dolore. Silenzio rotto soltanto da chi, con estremo garbo e mal celando l’angoscia per quanto accaduto, si è rivolto a cronisti e fotografi chiedendo loro di andar via.

IL SILENZIO IN STRADA – Poche le persone, raccolte in piccoli capannelli, che hanno commentato sommessamente il suicidio del professore Vincenzo Auricchio, il 53enne che si è tolto la vita nel box di casa dopo le accuse di molestie sessuali nei confronti di due studentesse del liceo Giambattista Vico nel quale insegnava da tempo.

IL DOLORE ANCHE SUL WEB – Al silenzio in strada – nonostante la zona, in quelle ore tra le più trafficate della città – si contrappone lo strascico spesso polemico di chi ha voluto commentare la tragica notizia sui social. «Un uomo timido, appassionato dal suo mestiere, che amava trasmettere sapere – ha scritto un suo collega su Facebook – Chi lo ha conosciuto, intimamente sperava che fosse scagionato da quelle accuse infamanti». E poi ancora una genitrice di un suo studente: «Avrei dovuto abbracciarlo perché riempiva le sue lezioni di amore di bellezza di coraggio. E avrei dovuto urlare contro l’infamia orrenda che da mesi hanno reso la sua vita impossibile. Dolce dolce caro meraviglioso professore Vincenzo Auricchio».

“CHIEDIAMO GIUSTIZIA” – Non manca, però, chi ha voluto rimarcare la necessità di ulteriore silenzio. Lo fa un suo collega, che spera il caso sia al più presto chiarito dalla magistratura: «Nel pieno delle indagini il collega ha deciso di porre fine ai suoi giorni e questo merita almeno un rispettoso silenzio. La giustizia farà il suo corso (ed ora è ancora più indispensabile che lo faccia) e sapremo come realmente si sono svolti i fatti al centro dell’indagine». Di sicuro, a piangere Vincenzo Auricchio saranno in molti. Tra colleghi, parenti e amici, praticamente nessuno riesce a dare credito ad un’accusa così pesante nei confronti di un uomo ben voluto e stimatissimo nel suo ambiente. Nonché nella “sua” Quarto.