Antonio Iovine, già coordinatore del Pd nel 2009
Antonio Iovine, già coordinatore del Pd nel 2009

QUARTO – Manca meno di una settimana al congresso del Partito Democratico, convocato dalla segreteria metropolitana secondo quanto previsto dalla statuto. L’assemblea congressuale degli iscritti, prevista per il 27 dicembre, arriva sei mesi dopo le dimissioni dell’ultimo segretario cittadino, Francesco Dinacci, a seguito della mancata partecipazione alle elezioni per la nota vicenda delle firme.

NUMERI SUFFICIENTI – A scegliere il nuovo segretario e i componenti del direttivo del circolo quartese saranno i soli iscritti nel 2014, poco meno di 600 tesserati. E già circola una nome su tutti: è quello di Antonio Iovine, già segretario del Pd nel 2009, prima di rassegnare anch’egli le dimissioni in aperto contrasto con l’allora sindaco Sauro Secone. Secondo la “geografia” interna al partito e il “peso” dei tesserati facenti parte delle diverse anime, Iovine non dovrebbe avere problemi. Esprime l’ala più vicina a Dinacci, quella, appunto, maggioritaria all’interno del Pd locale. Equilibri rimasti pressoché identici a quelli di un anno fa, quando la “guerra” interna per la scelta del futuro candidato sindaco esplose lasciando ferite ancora aperte. A scegliere il candidato alla carica di primo cittadino fu anche in quella occasione l’assemblea degli iscritti, mandando in soffitta l’idea di ricorrere alle primarie. Idea, invece, fortemente voluta da Antonio Granato, a “capo” dell’opposizione interna.

CONGRESSO “A CIEL SERENO” – Il resto è storia nota, con il ritorno alle elezioni senza il Pd, escluso dalla competizione assieme all’intera coalizione di centrosinistra dopo una sentenza del Consiglio di Stato. A settembre, poi, era arrivata la nomina di Toti Lange a “reggente” locale del Pd, una scelta che addirittura sarebbe stata senza che la maggior parte dei militante ne sapesse qualcosa, come raccontato da molti. Ora il Pd tenta quindi di rilanciarsi, dopo mesi di buio quasi totale. Il congresso, infatti, arriva dopo l’assenza di discussioni, di confronti interni. Lo statuto parla chiaro, a parlare di meno tra loro, invece, sono stati chi rappresenta il principale partito (sulla carta) in città.