di Alessandro Napolitano

Francesco Dinacci e Antonio Granato
Francesco Dinacci e Antonio Granato

QUARTO – Un incontro pubblico che ha finito per esacerbare ancora di più il clima all’interno del Pd di Quarto. E’ quello svoltosi venerdì dal titolo «Dal cementificio alla città dello sport» ed organizzato da Antonio Granato, membro della segreteria cittadina dei democratici. Ma soprattutto a capo di una delle due «anime» del partito, oramai spaccato in due. Da una parte l’ala più fedele a Granato; dall’altra quella del segretario cittadino, Francesco Dinacci. A quest’ultimo l’incontro pubblico non è andato giù.

LO SCONTRO – Non certamente per il tema trattato – la realizzazione di un centro sportivo in via Marmolito, al posto dell’ex cementificio sottratto da tempo al clan Polverino – e definito dallo stesso Dinacci  «una lodevole riflessione sui beni confiscati nel nostro territorio». Ma in quanto un’iniziativa presa in maniera solitaria da una componente del Pd. E che avrebbe il demerito di essere frutto della « stessa proposta politica che ci ha portato mesi fa al completo isolamento in città e che è risultata minoritaria nell’ultimo Congresso, passando con grandi contraddizioni, dall’ansia della distinzione interna ad ogni costo ad un’idea molto confusa sugli interlocutori esterni». In altre parole Dinacci attacca senza mezzi termini l’iniziativa voluta da Antonio Granato, aggiungendo che «da ora in poi la segreteria cittadina continuerà ad essere composta solo da chi sceglie di rappresentare il nuovo percorso del partito in piena coerenza politica. Del resto, in un grande partito come il Pd il pluralismo politico rappresenta senza dubbio una ricchezza che sarà sempre salvaguardata, ma oggi, per le condizioni critiche in cui versa la città, non serve al Pd nessuna mediazione inconcludente, né scorciatoie organizzativistiche, ma scelte chiare e coraggiose».

LE PRIMARIE – Granato, dunque, pagherebbe con l’uscita dalla segreteria cittadina? In realtà tutto ruoterebbe attorno alle primarie per la scelta del candidato sindaco per le prossime amministrative. E Granato, dopo aver difeso la sua iniziativa, ci va giù duro: «La mia è stata un’iniziativa per arricchire il partito, a cui hanno partecipato anche esponenti di massima importanza (c’erano Antonio Amato, consigliere regionale nonchè presidente Commissione regionale sulle ecomafie e il riutilizzo dei beni confiscati e Massimo Paolucci, europarlamentare, vice Presidente della delegazione del Pd, ndr) L’incontro ha avuto anche il placet della segreteria provinciale. Chi invece prende iniziative senza coinvolgere tutta la segreteria cittadina è proprio Dinacci, con incontri privati con altri partiti e associazioni unicamente per scopi politici personalistici. Vuole rappresentare il «nuovo», ma con questi metodi è quanto di più vecchio si possa immaginare. Sta lavorando da mesi per far sì che non si svolgano le primarie. Se si trovasse un candidato sindaco unitario, che rappresenti tutte le anime del partito, allora potremmo anche evitarle. Ma se il candidato sindaco è lo stesso Dinacci a noi questo non va bene. Chi sta indebolendo il partito è proprio lui». Un durissimo scontro, dunque, a pochi mesi dal ritorno alle urne. Una guerra che affonda le radici ai tempi della sfiducia all’ex coordinatrice del partito, Anita Pieride, espressione proprio di Antonio Granato. Arrivò poi la volta «renziana», con la nomina di Dinacci alla guida del Pd quartese. Un partito, però, oggi molto lontano dall’essere unito. Intanto, se primarie dovessero essere, queste potrebbero svolgersi già il prossimo gennaio. Se di coalizione (come auspica l’attuale segretario cittadino) o di partito è ancora presto per dirlo. Ma di certo non arriveranno in un clima sereno.