POZZUOLI/VARCATURO – Riceviamo e pubblichiamo dagli studenti dell’Istituto Falcone di Pozzuoli che nelle giornate di lunedì e martedì hanno dato vita a un sit-in di protesta contro la dirigente scolastica nella sede di Varcaturo. «Noi studenti abbiamo più volte chiesto alla Dirigente scolastica un colloquio per parlare di varie problematiche riguardanti le cosiddette “prove comuni” che sono prove uguali in tutto l’istituto svolte in due giorni quindi divise in due blocchi e svolte in 45 minuti a blocco con 15 domande a materia. Sono prove che abbiamo sempre fatto ma quest’anno è stata cambiata l’organizzazione di quest’ultime e sono state cambiate le date nel corso dell’anno scolastico che stiamo conseguendo. Prima sono state stabilite per le classi prime a fine novembre fino ad arrivare alle classi quinte ad inizio dicembre. Successivamente sono state spostate arrivando poi allo svolgimento del secondo blocco delle classi quinte solo il 20 dicembre. Impossibilitati a recuperare i possibili voti negativi di queste prove. La preside alle nostre richieste di colloquio ha sempre evitato di rispondere fino a quando è stato inevitabile, ha organizzato un colloquio con la componente alunni e genitori e successivamente non si è presentata. Da lì in poi abbiamo deciso di affermare il nostro diritto di parola organizzando un sit-in in cui tutti gli studenti si sono seduti nei corridoi ma non impossibilitando i professori a fare un eventuale lezione, ecco perché questa protesta non può essere ritenuta “occupazione”.

Benché noi fossimo tutti presenti, nei corridoi, ci è stata messa un’assenza da giustificare su registro scolastico e noi in risposta a questo, abbiamo accumulato delle prove che certificassero la nostra presenza a scuola, che sono delle foto in cui è ben visibile data, ora ed il luogo dove ci trovavamo. Durante il sit-in di ieri mattina, durante le quali sono state rispettate tutte le norme covid ovvero l’uso di mascherine da parte di tutti ed un minimo di distanziamento, la preside ha deciso di convocare i rappresentati della centrale in presidenza e di chiamare quelli delle succursali così da avere un colloquio con tutti, in presenza anche di un pubblico ufficiale. Durante il colloquio i rappresentanti hanno ribadito che la nostra forma di protesta pacifica aveva come fine quello di confermare il nostro diritto di parola, che nessuno può toglierci. La preside alla domanda “perché non siamo riusciti a parlare con lei nell’ultima riunione organizzata?” ha risposto che non può parlare sempre delle stesse tematiche anche se per noi sono importanti. Successivamente la chiamata si è interrotta per alcuni impegni della preside ed i rappresentati che si trovavano in centrale sono stati “cacciati” dalla presidenza. Successivamente tutti i rappresentati si sono riuniti nel nostro istituto, sede Varcaturo, per comunicarci quando detto ed in attesa di un altro riscontro dalla preside. Nel pomeriggio di lunedì 6 dicembre, mente stavamo prendendo una decisione sul da farsi del giorno dopo per continuare la protesta sempre nel modo più pacifico possibile, ci è stato detto sotto forma di “minaccia” che nel caso in cui la protesta sarebbe continuata sempre nel rispetto delle norme covid, la preside ci avrebbe messo il 6 in condotta. Noi siamo rimasti sbigottiti da queste parole poiché siamo ben coscienti che la valutazione del comportamento non può essere mai utilizzata come strumento per condizionare o reprimere la libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva per altrui personalità. Questa affermazione della preside ci ha messo abbastanza in allerta, tanto da mettere in condizione alcune persone da dover entrare per forza in classe avendo paura delle conseguenze. La protesta di martedì mattina si è svolta ma con meno studenti della precedente dato l’ultimatum della dirigente scolastica. Durante la mattinata i rappresentanti sono stati contattati e convocati in presidenza in centrale, ad Arco Felice benché ci trovassimo tutti nella sede di Varcaturo perché più grande e con più possibilità di mantenere ordine e distanziamento. Nel colloquio con la preside ci è stato detto che essendo contenuto di Ptof scolastico le prove non potessero essere eliminate, allora noi abbiamo chiesto di non farle valere come voto scolastico ma bensì considerarle come test poiché appunto è stata cambiata organizzazione e svolgimento rispetto ad altri anni, lei ha questo ha risposto che deciderà se farle valere come valutazione scolastica o no soltanto dopo la fine di tutte le prove, cioè dopo il 21 dicembre cosa che ci sembra ancora più assurda dato che successivamente c’è la chiusura del trimestre (22 dicembre).