In alto da sinistra: Gennaro Amirante, Strato Illiano e Francesco Andreozzi In basso da sinistra: Biagio Loffredo, Domenico Illiano e Filippo Lucignano

POZZUOLI – Settantaquattro anni e 8 mesi di carcere, otto condanne e sei assoluzioni. E’ la sentenza di appello emessa dal Tribunale di Napoli, VI sezione penale collegio B, per il processo “Iron Men” che vedeva alla sbarra 15 imputati che hanno scelto il rito ordinario. Nello stesso processo anti camorra a giugno scorso erano stati condannati 48 affiliati (che avevano scelto il rito abbreviato) ai tre clan che dal 2011 al 2016 hanno agito per nome e per conto dei Longobardi-Beneduce. Tra questi i fratelli Ferro, i figli del boss Gaetano Beneduce, Nicola Palumbo “faccia abbuffata” e il pentito Napoleone Del Sole.

I CONDANNATI – Alla sbarra Domenico e Strato Illiano, padre e figlio detti “malacarne” ritenuti gli estorsori dei commercianti del mercatino di Monterusciello che, prima per conto dei Ferro e poi di Del Sole e Palumbo “faccia abbuffata”, imponevano l’acquisto delle buste della spesa ai mercatali: sono stati condannati rispettivamente a 12 anni di carcere il primo e 12 anni e 6 mesi di carcere il secondo. Batosta anche per Biagio Loffredo, detto “fiet e cazetta”, condannato a 15 anni e 6 mesi di carcere, ritenuto uno dei capi piazza dello spaccio di droga sempre a Monterusciello. Altra condanna pesante è arrivata per Filippo Lucignano, che dovrà scontare 14 anni e 4 mesi di reclusione e per Francesco Andreozzi, condannato a 13 anni e 4 mesi. Tra gli affiliati condannati c’è anche Gennaro Amirante detto “scimità”, il genero del boss Gennaro Longobardi, che dovrà scontare una pena di 5 anni insieme al pagamento di una multa di 5mila euro. Infine Angelo Sannino ed Enzo Caccavale sono stati condannati ad 1 anno di carcere.

GLI ASSOLTI – Reati estinti per due imputati: uno per decesso e l’altro che riguarda Rita D’Angiò per il decorso del termine massimo di prescrizioni. Assolti per non aver commesso il fatto Giuseppina Di Bonito, Francesco Loffredo (figlio di Biagio), Sabatino Perrotta, Rosario Tizzano detto “a jatta” e Francesco Saverio Di Costanzo detto “cicciobello”, quest’ultimo perchè il fatto non sussiste.

MISURE DI SICUREZZA – Inoltre per Domenico e Strato Illiano, Biagio Loffredo e Filippo Lucignano i giudici hanno disposto 3 anni di libertà vigilata dopo l’espiazione della pena e il risarcimento per tutti gli 8 condannati nei confronti delle parti civili costituitesi durante il processo che sono la città metropolitana di Napoli, il comune di Pozzuoli e l’associazione anti racket SOS Impresa, quest’ultima rappresentata dall’avvocato Alessandro Motta.