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Curiosità

Pressione alta: non basta prendere la pillola. Consigli pratici ed errori da evitare

Pressione alta: non basta prendere la pillola. Consigli pratici ed errori da evitare
  • Pubblicato5 Ottobre 2026

a cura del dottor Gerolamo Sibilio

L’ipertensione arteriosa è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare. Favorisce infarto, ictus e scompenso cardiaco, ma aumenta anche il rischio di insufficienza renale cronica e, nel lungo periodo, di declino cognitivo e demenza. Nel mondo circa 1,4 miliardi di adulti tra 30 e 79 anni convivono con la pressione alta: una vera epidemia globale. E poiché spesso non provoca alcun disturbo, può danneggiare lentamente l’organismo prima ancora che ci si accorga di averla.

Una malattia che aumenta con l’età. La pressione alta diventa progressivamente più frequente con il passare degli anni. In Italia interessa una quota molto elevata della popolazione anziana. Sovrappeso, eccessivo consumo di sale, sedentarietà, alimentazione poco equilibrata e invecchiamento ne favoriscono la diffusione.

La vecchia “regola del 50%”. Ricordo ancora che, negli anni degli studi universitari, per spiegare le dimensioni del problema veniva utilizzata una semplice regola empirica: la regola del 50%. Solo il 50% degli ipertesi sapeva di esserlo; di questi, la metà veniva trattata e, tra i trattati, soltanto la metà raggiungeva un buon controllo pressorio. In altre parole, su 100 ipertesi appena 12-13 avevano una pressione ben controllata.  Oggi questi numeri sono migliorati: secondo i dati dell’OMS, il 23% degli adulti ipertesi tra 30 e 79 anni ha la pressione sotto controllo. Ma troppi ipertesi non sanno ancora di esserlo. Conoscere i propri valori pressori è quindi il primo, semplice gesto di prevenzione.

Misurare bene la pressione: il primo passo. Non basta avere uno sfigmomanometro in casa: bisogna saperlo usare. È preferibile un apparecchio automatico o semiautomatico validato, con bracciale da applicare al braccio e di dimensioni adeguate. La pressione va misurata dopo almeno 5 minuti di riposo, seduti con schiena appoggiata, piedi a terra e non incrociati e braccio sostenuto all’altezza del cuore.

Un errore frequente è tenere il braccio appoggiato sulle gambe o lasciarlo libero lungo il fianco: la pressione può risultare più alta. Prima della misurazione è opportuno svuotare la vescica. Nei 30 minuti precedenti vanno evitati esercizio fisico, fumo e caffè. È consigliabile effettuare due misurazioni a distanza di 1-2 minuti, al mattino e alla sera, per almeno 3 giorni e preferibilmente per 7, annotando i risultati da mostrare al medico. Un singolo valore elevato, infatti, non significa necessariamente essere ipertesi: ciò che conta è valutare correttamente la pressione nel tempo. Attenzione anche all’eccesso opposto: misurare continuamente la pressione, magari dopo un’emozione o un valore più alto del solito, può alimentare un circolo vizioso tra ansia reattiva e nuove misurazioni.

Qual è la pressione “giusta”?. Oggi sappiamo che il rischio cardiovascolare aumenta progressivamente con l’aumento della pressione. Per molti anni 140/90 mmHg è stato il riferimento più conosciuto. Le recenti Linee-guida europee ESC indicano un obiettivo di pressione sistolica tra 120 e 129 mmHg, se ben tollerato. Ma non esiste un numero valido indistintamente per tutti: età, fragilità, sintomi e altre malattie devono sempre essere considerati. Nelle persone molto anziane o fragili, puntare a valori troppo bassi può non essere appropriato e gli obiettivi devono essere personalizzati. Curare l’ipertensione, quindi, non significa semplicemente “abbassare i numeri”, ma trovare per ciascun paziente il miglior equilibrio tra efficacia e tollerabilità.

I farmaci non bastano: conta anche lo stile di vita. I farmaci sono fondamentali quando indicati, ma non sostituiscono uno stile di vita corretto. E le due strategie non sono alternative: devono procedere insieme. Le buone abitudini, inoltre, non agiscono soltanto sulla pressione, ma contribuiscono a ridurre il rischio cardiovascolare complessivo: 1) Meno sale. L’obiettivo è restare a meno di 5 grammi di sale al giorno, ricordando che molto sale è già presente in pane, formaggi, salumi e alimenti confezionati. 2) Più potassio attraverso gli alimenti. Frutta, verdura e legumi ne sono naturalmente ricchi. Prudenza, però, in presenza di insufficienza renale o con alcuni farmaci che possono aumentare il potassio nel sangue, quali ACE-inibitori, sartani e risparmiatori di potassio. 3) Muoversi regolarmente. Camminata veloce, bicicletta, nuoto e altre attività aerobiche aiutano a ridurre pressione e rischio cardiovascolare. Conta soprattutto la regolarità: meglio muoversi un po’ quasi ogni giorno che concentrare tutto nel fine settimana. 4) Controllare il peso. Nei soggetti in sovrappeso, anche una perdita di peso modesta può contribuire a ridurre la pressione. 5) Limitare l’alcol. Meno se ne consuma, meglio è. Bere vino pensando di proteggere il cuore non è una buona strategia preventiva. 6) Non fumare. Smettere non riduce necessariamente molto la pressione, ma riduce significativamente il rischio complessivo di infarto e ictus.

Gli errori da evitare. Il primo è pensare: “Prendo la pillola, quindi posso continuare come prima”. Il secondo è l’opposto: “Cambio stile di vita, quindi posso evitare i farmaci”. Entrambi sono sbagliati. Un corretto stile di vita può ridurre la pressione e potenziare l’effetto dei farmaci. Ma quando questi sono necessari non devono essere sospesi o ridotti autonomamente. Anche una pressione tornata normale può essere semplicemente il segno che la terapia sta funzionando, non che non serva più. Il maggiore pericolo che registro nella mia quotidiana attività di medico è il “fai da te”. Modificare la dose in base alla pressione misurata quel giorno o sospendere la compressa quando i valori tornano normali sono errori, purtroppo, ancora molto frequenti.

Piccole scelte, grandi benefici. La buona notizia è che una parte della terapia è già nelle nostre mani. Piccole scelte quotidiane, sommate nel tempo, possono fare una grande differenza. Non servono grandi rivoluzioni, ma piccoli cambiamenti alimentari e nello stile di vita, da mantenere nel tempo. Perché contro l’ipertensione la cura non comincia soltanto dalla farmacia: comincia anche dalle nostre abitudini.