di Alessandro Napolitano

monteforte
L’acquedotto di Acqualonga da dove precipitò il bus

POZZUOLI – Gennaro Lametta è uscito dal carcere. Il proprietario delle Alam Viaggi, azienda di Giugliano del cui parco auto faceva parte il bus precipitato il 28 luglio del 2013 da un cavalcavia di Monteforte Irpino, ha dunque lasciato il carcere nel quale era recluso da circa tre mesi. Il Tribunale del Riesame ha accolto la richiesta dei suoi legali di fiducia, gli avvocati Sergio Pisani e Giuseppe Siciliano per la parte legale penale e civile (Gennaro Lametta è assistito anche dal consulente tecnico Eugenio Rapinese, il perito Massimiliano Canellini e l’ingegnere Vittorio de Riso Di Carpinone). Lo scorso 3 ottobre era uscita dal carcere anche la dipendente della Motorizzazione Civile di Napoli finita in manette nell’ambito della stessa inchiesta assieme ad un altro dirigente della Motorizzazione.

LE ACCUSE – Per i tre, a vario titolo, restano le accuse di omicidio plurimo colposo, disastro colposo e falso in atto pubblico. Il bus sul quale viaggiavano i pellegrini, quasi tutti di Pozzuoli, di ritorno da un viaggio religioso, non sarebbe stato sottoposto a revisione come invece risultava da alcuni documenti della Motorizzazione. In altre parole la documentazione che invece ne attestava l’esito positivo, sarebbe stata non veritiera. Nello stesso incidente morì anche il fratello di Gennaro Lametta, Ciro, alla guida del bus. Impianto di trasmissione che staccandosi avrebbe danneggiato quello frenante e cattivo stato di manutenzione delle barriere protettive di quel tratto di A16. Queste le ipotesi fino ad ora formulate e sostenuta dalle opposte perizie di parte. Nella stessa inchiesta sono coinvolti anche altre sei funzionari della Società Autostrade per l’Italia.