POZZUOLI – Se le barriere laterali dell’autostrada fossero state ancorate all’asfalto, la tragedia non si sarebbe consumata. E’ questo, in estrema sintesi, il ragionamento del superperito del Tribunale di Avellino chiamato dai magistrati a fare luce sul terribile incidente del 28 luglio 2013, quando 40 persone persero la vita mentre viaggiavano su un bus poi precipitato nel vuoto.

MANUTENZIONE SOTTO ACCUSA – Il mezzo, che sarebbe stato senza freni e revisione, finì contro i New Jersey in cemento lungo il cavalcavia Aqualonga, nel Comune di Monteforte Irpino, pare proprio per volontà dell’autista – morto anch’esso nell’incidente – nell’estremo tentativo di frenarne la corsa. I bulloni che avrebbero dovuto saldare all’asfalto le barriere sarebbero stati corrosi dal sale che viene gettato d’inverno in occasione di nevicate.

VELOCITÀ PIÙ BASSA – Il perito, Felice Giuliani, ha inoltre modificato la velocità del bus, inizialmente stimata a 92 chilometri orari, portandola a 89. Dunque, per l’esperto la colpa principale è di Autostrade per l’Italia, responsabile della manutenzione.