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Pescatori di frodo messi in fuga dalla Capitaneriadi Alessandro Napolitano

di Alessandro Napolitano
POZZUOLI – Si sono dati alla fuga alla vista degli uomini della Capitaneria, lasciando però i frutti di mare che avevano appena pescato in maniera abusiva. Quelli sfuggiti ai militari sono solo alcuni dei tanti pescatori di frodo moltiplicatisi negli ultimi anni. Nel corso dell’ultimo blitz della Capitaneria sono stati recuperati diversi chilogrammi di telline, in special modo nelle località di Licola e Cuma.

UN FENOMENO DIFFUSO – E’ proprio in queste zone che il fenomeno è particolarmente diffuso. Qui si sono concentrati gli sforzi degli uomini guidati dal tenente di vascello Andrea Pellegrino. Come strumento i pescatori di frodo utilizzano una sorta di rastrello a mano con il quale raccolgono in maniera del tutto illegale i frutti di mare. Quelli recuperati dalla Capitaneria sono stati rigettati in mare, in un fondale a loro adatto e in quanto ancora vivi. Il comandante Pellegrino si è dunque prefissato, come uno dei principali obiettivi della Capitaneria di Pozzuoli, proprio quello dell’eliminazione del fenomeno dall’intero comprensorio flegreo.

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Il mercato nero dei frutti di mare danneggia il commercio

UN DANNO AL COMMERCIO – Un danno enorme, quello del mercato nero dei frutti di mare che ovviamente danneggia fortemente gli operatori commerciali del settore regolari. La Capitaneria, rivolgendosi in particolar modo ai pescatori sportivi sottolinea “che i quantitativi massimi che possono essere catturati sono di 5 chilogrammi di pescato per ogni battuta di pesca, salvo che la preda abbia un peso superiore. Si rammenta anche all’utenza di servirsi dei regolari centri di distribuzione che devono offrire le previste garanzie per la tracciabilità del prodotto ittico”.