POZZUOLI – Il nuovo pentito di camorra Lino Pagliuca e il killer Antonio Luongo erano finiti nel mirino di Gaetano Beneduce: il boss voleva ammazzarli. A dirlo è il collaboratore di giustizia Francesco De Felice, 47enne di Pozzuoli, durante un interrogatorio. «Beneduce aveva ben compreso quanto Luongo fosse scaltro e in grado di scavalcarlo». De Felice ripercorre in uno dei verbali l’alleanza stipulata nel 2007 tra i Sarno e il gruppo di Longobardi che aveva in Salvatore Pagliuca il suo referente del momento. «Luongo, temendo di essere ucciso da Beneduce, si era allontanato da Pozzuoli, rifugiandosi a San Giovanni dai Mazzarella. Frattanto, Salvatore Pagliuca, appartenente alla vecchia guardia della malavita di Pozzuoli, avendo saputo che il gruppo di Beneduce voleva ammazzare suo figlio Procolo, era “sceso in campo” di nuovo e aveva formato un gruppo con lo stesso figlio Procolo, Antonio Luongo e con Raffaele De Felice, cognato di Antonio Luongo», racconta il pentito. Il passaggio di Luongo dai Mazzarella ai Sarno è sempre svelato in uno degli interrogatori di De Felice: «Luongo si era rifiutato di esaudire una richiesta di Roberto Mazzarella di uccidere una persona dello stesso clan Mazzarella. Temendo che i Mazzarella lo volessero ammazzare, Luongo era passato ai Sarno».

GLI OMICIDI – Tonino Luongo, 40 anni, killer dei Longobardi, è accusato di aver ucciso Gennaro Perillo, detto “Carrichiello”, Michele Iacuaniello e Gennaro Di Bonito. Le tre vittime, assassinate 11 anni fa in due circostanze diverse, facevano parte del clan di Gaetano Beneduce che in quegli anni si contrapponeva al sodalizio di Gennaro Longobardi. Per l’omicidio di Perillo è accusato anche Procolo Pagliuca, ras di Toiano e figlio di Salvatore. «Era stato Salvatore Pagliuca a portare Antonio Luongo a parlare con i Sarno, nemici dei Mazzarella, presentandolo come “figlio suo”. Peraltro i Sarno avevano avuto modo di apprezzare le qualità malavitose del Luongo, di cui ben presto ebbero maggiore considerazione di quanto ne avessero per lo stesso Salvatore Pagliuca», rivela De Felice. 

LE PAROLE DEL PENTITO – «Tutte le attività illecite -prosegue il pentito- e le estorsioni acquisite sul territorio di Pozzuoli e gli altri comuni controllati dal clan Longobardi erano divise al 50% fra il gruppo Longobardi storicamente inteso ed il gruppo Pagliuca. Quanto al clan Sarno, Pagliuca aveva concordato che nelle tre festività, e quindi nel momento in cui gli introiti erano maggiori, sarebbe stato versato loro un consistente regalo. Io posso dire per esperienza diretta che per il Natale scorso noi ci eravamo impegnati a far pervenire loro circa 50 o 60mila euro. Devo dire che l’accordo con i Sarno è stato per noi molto importante perché loro erano in grado di fornirci innanzitutto le armi per eventuali omicidi o azioni di sangue e poi appoggi, mezzi ed anche stupefacenti laddove ne avessimo bisogno».