di Gennaro Del Giudice

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Umberto De Simone è stato arrestato dai carabinieri di Pozzuoli

POZZUOLI – Aveva preteso soldi per restituire l’auto rubata al legittimo proprietario. Il classico “cavallo di ritorno” è andato in scena nel quartiere di Monterusciello, dove i carabinieri hanno arrestato Umberto De Simone, 35 anni, detto “o cecat”, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo è un nipote del ben più “noto” Umberto De Simone, 57enne, legato al clan Longobardi-Beneduce e finito in manette con altri 83 affiliati 5 anni fa durante l’operazione “Penelope”. Il 35enne è stato destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Napoli per il reato di estorsione. L’arresto è stato eseguito dai carabinieri della Compagnia e del Nucleo Operativo di Pozzuoli diretti dai capitani Elio Norino e Gianfranco Galletta. 

 

10 ARRESTI – De Simone è stato incastrato dalle indagini degli 007 puteolani in seguito alla richiesta di soldi nei confronti di un uomo a cui era stata rubata la propria auto. Solito il “modus operandi” adottato dall’uomo che dopo il furto aveva chiesto una somma di circa mille euro alla vittima per la riconsegna. Quello del 35enne è il decimo arresto messo a segno dai carabinieri di Pozzuoli nei confronti di ladri d’auto ed estorsori: appena un mese fa infatti in manette finirono 9 persone componenti della banda “Officina Criminale” dedita al furto, alla ricettazione, al riciclaggio di veicoli e all’estorsione di somme di denaro ai danni delle vittime al fine di ottenere soldi con il cosiddetto “cavallo di ritorno”.

 

“NIPOTE D’ARTE” – Dopo 33 giorni questa volta è toccato al 35enne di Monterusciello, nipote di Umberto De Simone (a cui 2 anni fa incendiarono il bar gestito dalla figlia), che compare in uno dei capitoli dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Aldo Esposito su richiesta dei Pm Antonello Ardituro, Raffaella Capasso e Gloria Sanseverino intitolato «Cesti e capretti». In occasione delle festività dalle indagini emerse come i commercianti di Pozzuoli erano costretti a consegnare derrate alimentari agli emissari dei boss Gennaro Longobardi e Gaetano Beneduce, che poi provvedevano alla distribuzione attenendosi ai nomi inclusi in una lista.