di Gennaro Del Giudice

da sinistra: Leonardo Avallone e Angelo Gaudino

POZZUOLI – Tre rate che oscillavano da centocinquanta a duemila euro da versare ogni anno nelle casse del clan. A tanto ammontava la quota che i titolari di un bar e di un hotel di Pozzuoli erano costretti a pagare a Leonardo Avallone detto ” ‘O Jattillo”, 50 anni, il “corriere” dei soldi del clan, arrestato nella maxi-operazione “Penelope” e condannato a 12 anni e 8 mesi; e Angelo Gaudino, 27 anni, anch’egli di Pozzuoli e già noto alle forze dell’ordine, attualmente sottoposto, per altra causa, agli arresti domiciliari. I due sono ritenuti dagli inquirenti esponenti del clan camorristico “Longobardi – Beneduce”, operante a Pozzuoli e nelle zone limitrofe e sono destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 14 gennaio dal Gip di Napoli per estorsione aggravata dalla finalità mafiose. Dopo la notifica dell’ordinanza, Avallone è rimasto nel carcere dove attualmente è detenuto mentre Gaudino è stato trasferito dalla sua abitazione (dove si trovava agli arresti domiciliari) al penitenziario di Secondigliano.

 

LE INDAGINI – A risalire all’attività estorsiva messa in campo dal duo sono stati i carabinieri del Nucleo Operativo di Pozzuoli diretti dal capitano Elio Norino e dal tenente Gianfranco Galletta, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Le indagini su Avallone e Gaudino condotte da giugno ad agosto 2013 hanno consentito di accertare la continua attività estorsiva ai danni dei titolari di un bar a di Pozzuoli, costretti a pagare, dal 2000 al 2009, per 3 volte l’anno, somme variabili, quantificate in rate da 2 milioni di vecchie lire e successivamente in rate da 500 euro. Oltre al bar i due estorcevano denaro anche al titolare di un hotel di Pozzuoli, costretto a pagare, dal 2011 al 2013, anch’egli per 3 volte l’anno, rate variabili tra 150 euro e 2 mila euro.

 

SOLDI AI DETENUTI – Leonardo Avallone fu arrestato all’alba del 24 giugno del 2010 durante la maxi-operazione “Penelope” che portò in carcere 84 persone ed attualmente sta scontando una pena di 12 anni e 8 mesi emessa lo scorso luglio dalla settima sezione della Corte d’Appello di Napoli durante il processo di secondo grado.  Di lui parlò nel gennaio 2009 il pentito Francesco De Felice che ricorda un episodio che lo fece particolarmente “infuriare” mentre si trovava in carcere «Ce l’avevo a morte con lui, non solo perché faceva parte del gruppo Beneduce, ma anche perché per il passato si era sempre comportato male con i detenuti. Una volta mi ricordo che mi inviò 400 euro falsi. – poi è lo stesso pentito a chiarire il “ruolo” di Avallone nel clan –  Dopo gli arresti del 2003, infatti, l’Avallone aveva anche il compito di portare i soldi ai carcerati per conto del Beneduce».

 

LE FOTO

[cronacaflegrea_slideshow]