Il boss Gennaro Longobardi

POZZUOLI – Un incontro per sancire il passaggio al nuovo gruppo, con tanto di accoglienza in tuta mimetica e toni minacciosi. E’ quello avvenuto all’indomani dell’uccisione di Domenico Sebastiano e Raffaele Bellofiore, tra chi una volta lavorava per i due padrini massacrati nel rione Toiano e i “longobardiani” oramai padroni del territorio. A raccontarlo è stato il collaboratore di giustizia Francesco De Felice, in un interrogatorio risalente ad un anno fa. A presentarsi al cospetto di Gennaro Longobardi, Salvatore Cerrone, alias “Totore ‘o biondo”; Nicola Palumbo, detto “Faccia abbuffata”; Ottavio Garofalo, conosciuto come Avio e ucciso a Pozzuoli nel 2003 e altri pezzi da 90 di coloro conosciuti come “Quelli del Bivio”, c’erano lo stesso De Felice e altri affiliati.

LA CONVOCAZIONE E LA PAURA – A convocarli fu Gennaro Perillo, trucidato nel febbraio del 2008, sempre nel rione Toiano. Da pochi giorni le cose erano cambiate a Pozzuoli: a dettare legge c’erano Gennaro Longobardi e gli altri “quartaioli”, così come vengono spesso indicati dai pentiti gli affiliati di Quarto. Un incontro importante, ma anche temuto.  De Felice ha raccontato che Perillo «confermò le intenzioni dei capi clan di accoglierci nel loro gruppo purché ci fossimo comportati bene, evitando di andare a prelevare merce senza pagare, cosa cui gli uomini di Bellofiore e Sebastiano erano soliti fare. A quei punto Perillo disse che bisognava fare un incontro con i capi che non conoscevano molti di noi». L’atmosfera che si respirava non era per nulla serena: «ci condussero in una casa a Quarto abbastanza isolata – ha aggiunto De Felice -.Entrammo in questa casa buia con le finestre chiuse, eravamo molto impauriti […] erano vestiti con delle mimetiche militari con il giubbotto smanicato nero e iniziò a parlare Cerrone».

Nicola Palumbo, detto “Faccia abbuffata”

LA MINACCIA DI MORTE – Il pentito De Felice, poi, torna a parlare del duplice omicidio dei due ex boss, aggiungendo particolari che ben descrivono le intenzioni e il “carattere” dei nuovi capi: «Quanto agli altri quartaioli che ho indicato come killer degli omicidi della faida, si tratta di una precisa indicazione che ci fece Cerrone in quella villetta di Quarto quando ci disse che quello era il suo gruppo che aveva sterminato il nostro vecchio clan e che se noi non avessimo accettato di passare con loro avrebbero sterminato anche noi. Aggiunse che mentre noi eravamo conosciuti dalle forze dell’ordine a loro non li conosceva nessuno dei carabinieri di Pozzuoli e quindi potevano agire con più libertà».