de mariPOZZUOLI – Una sentenza che aggiunge altri 20 anni di carcere ai 40 totali inflitti in primo grado. Un’autentica batosta per la holding dell’usura De Mari a cui i giudici della settima sezione del Tribunale di Napoli hanno riconosciuto per tutti l’aggravante del metodo mafioso aumentando di un terzo le pene della sentenza del 27 aprile 2015. Nove gli imputati della banda sgominata tra Licola e Monterusciello dai carabinieri del Nucleo Operativo di Pozzuoli all’alba del 19 novembre di 3 anni fa. Usura con tassi fino al 100%, estorsioni, minacce e violenze nei confronti delle vittime che non potevano pagare i debiti, bersagli preferiti commercianti, famiglie in difficoltà e disoccupati. A capo della banda c’era Vera De Mari, 61 anni, ribattezzata “Lady Usura”, l’unica ad avere disponibilità economiche e ad erogare soldi alle vittime.

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Vera De Mari detta Lady Usura

LE CONDANNE – E proprio alla donna, che in una telefonata intercettata minacciava una vittima e sbeffeggiava i carabinieri «Digli a quei bastardi degli amici tuoi carabinieri che io li tengo sott’e scarpe mie e che tengo a gente aret’ a me, non mi fanno paura» i giudici quest’oggi, al termine di una camera di consiglio durata oltre 4 ore, hanno inflitto una pena esemplare di 9 anni e 8 mesi (contro gli 8 anni e 2 mesi del primo grado). Batosta anche per Silvio De Mari, il “braccio” della banda, che vede aumentare la pena da 8 anni a 9 anni e 8 mesi. Stessa sorte per Gennaro De Simone (figlio di Vera) condannato a 8 anni (contro i 6 e 10 mesi in primo grado); Benedetta Pezzini, condannata a 5 anni e 4 mesi (in precedenza erano 4 anni e 2 mesi); Antonio De Simone, condannato a 6 anni e 2 mesi (4 anni e 10 mesi); Emanuela De Mari, che vede la pena aumentare da 4 anni e 8 mesi a 6 anni e 8 mesi. Infine ribaltata completamente la sentenza  per Gustavo De Mari che dopo essere stato assolto in primo grado è stato condannato a 4 anni e 4 mesi di carcere. Mentre per Donatella Savarese confermata la condanna a 1 anno e 10 mesi di carcere.

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L’uscita dalla caserma dei carabinieri

LE INTERCETTAZIONI SHOCK – Durante le indagini iniziate nel settembre del 2012 in seguito alla denuncia da parte di una vittima finita nella rete della “Holding De Mari” detti anche “Bebbè”, gli uomini del Nucleo Operativo diretti dal capitano Gianfranco Galletta e dal comandante della Compagnia Elio Norino hanno potuto appurare il ruolo di leader di Vera De Mari, cognata di Umberto De Simone, elemento di spicco del clan Longobardi – Beneduce . «Allora mi devi dare 1260 euro entro il 17 dicembre sennò ti faccio ‘o fuosso a te e a… – urlava Vera De Mari colpendo con due schiaffi la vittima – allora mi vuoi sfidare? Digli a quei bastardi degli amici tuoi carabinieri che io li tengo sott’e scarpe mie e che tengo a gente aret’ a m, non mi fanno paura….»

Blitz Usura (5)KILLER PER 5MILA EURO – «Con l’attuale crisi economica per 5mila euro si trova facilmente una persona disposta a sparare a qualcuno» diceva Vera ad una vittima impossibilitata a pagare le rate del suo “prestito”. «Se non paghi succede la guerra, vedi di non farti vedere per strada alle fermate del pullman…tengo gente aret a me». Ma a dare man forte alla De Mari – secondo la ricostruzione degli investigatori – c’erano anche le altre 4 donne che ricoprivano il ruolo di “esattrici”. Mentre gli uomini, secondo quanto scritto nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal GIP di Napoli, avrebbero avuto il compito di usare la forza per recuperare i crediti «Il 27 porta i soldi a mia madre o verrò a prendermi la tua macchina e mando tuo figlio al Cardarelli».

ESTRATTO CONTO STAMPATO – In un altro caso la vittima di turno era stata costretta a stampare presso uno sportello bancomat il suo estratto conto per mostrare i soldi a sua disposizione. Mentre Silvio De Mari, fratello di Vera, avrebbe sottratto il cellulare a un debitore dopo avergli sferrato un calcio in volto per costringerlo a pagare le rate del prestito alla sorella.