di Gennaro Del Giudice

Carabinieri (2)
Il 39enne è stato raggiunto da carabinieri e guardia costiera in mezzo al mare

POZZUOLI – «Nemmeno in mezzo al mare posso stare tranquillo, pure qua mi venite a prendere!». Sono state queste le parole di stupore e incredulità che R.G., 39 anni, camorrista col “pedigree” e affiliato storico del clan Longobardi-Beneduce di Pozzuoli, ha esclamato dinanzi ai carabinieri e agli uomini della Guardia Costiera che lo hanno raggiunto in mezzo al mare, al largo della costa di Miliscola. Il 39enne, che figura tra gli 84 finiti in manette nella maxi-operazione “Penelope” del giugno di 4 anni fa, domenica mattina aveva eluso le misure restrittive a suo carico e lo “status” di “sorvegliato speciale” con obbligo di soggiorno nel comune di residenza decidendo di godersi una bella giornata di sole in mezzo al mare. Così aveva ormeggiato una barca con un amico, un 34enne già noto alle forze dell’ordine anch’egli pregiudicato e affiliato al suo stesso clan, per mettersi al “sicuro” in mezzo al mare, convinto di farla franca.

 

RAGGIUNTO IN MEZZO AL MARE – Ma proprio sul più bello ecco che la barca del 39enne veniva raggiunta dai carabinieri della stazione di Pozzuoli e dagli uomini della Capitaneria di Porto di Pozzuoli che in sinergia tra loro, con l’ausilio di una motovedetta, acciuffavano i due amici in mezzo al mare e li riportavano a riva. Una volta condotto in caserma R.G. è stato denunciato in stato di libertà per violazione alle prescrizioni imposte dalla sorveglianza speciale di accompagnarsi ad altri pregiudicati. R.G., 39 anni puteolano, all’alba del 24 giugno del 2010 finì in manette insieme ad altre 83 persone durante la maxi-operazione “Penelope” condotta dai Carabinieri del carabinieri del comando provinciale di Napoli e della compagnia di Pozzuoli che sgominarono un intero clan.

 

LA RETATA – L’operazione rappresentò il completamento di un’ indagine che nel 2003 portò all’arresto di 40 esponenti della cosca per estorsioni al mercato ittico di Pozzuoli. Furono coinvolti esponenti delle due famiglie che presero il sopravvento nell’area flegrea nel 1997 a conclusione di un sanguinoso scontro con i rivali del clan Sebastiano-Bellofiore. Alla pax mafiosa fece seguito un contrasto tra i Longobardi e i Beneduce (con i primi alleati al gruppo dei quartesi) per il controllo di una serie di attività illecite come le estorsioni, il traffico di stupefacenti e la gestione dei videopoker negli esercizi commerciali della zona, con l’intrusione del clan dei Sarno (poi sgominato da arresti e pentimenti dei boss). L’indagine si era fondata in particolare su intercettazioni telefoniche, uno strumento che gli inquirenti giudicano essenziale per scoprire le attività delle cosche e sulle rivelazione di alcuni pentiti.