QUARTO – Un invito a non dimenticare le fasce più deboli della popolazione in un periodo così buio per il nostro Paese. L’appello parte da don Gennaro Pagano, direttore della Fondazione “Centro Educativo Diocesano Regina Pacis” e cappellano dell’istituto penale per minorenni di Nisida. «La consapevolezza della difficoltà del tempo presente, dovuta alla crisi sanitaria ed economica provocata dalla pandemia che ha colpito il nostro paese, in alcune aree in modo drammatico, in altre ancora contenuto, mi spinge in qualità di Direttore della Fondazione Regina Pacis, da sempre vicina alle istanze dei più fragili e marginali, ad invocare soluzioni importanti capaci di tener conto del bene integrale della persona e delle fasce più marginali della popolazione», scrive don Pagano.

L’APPELLO – Il direttore della Fondazione Regina Pacis chiede che non vengano lasciati soli i minori, i disabili e i detenuti. Ed è a ognuno di loro che rivolge il suo pensiero. «I minori ombardati da continui bollettini di guerra, spesso in balia di genitori che a causa della propria comprensibile ansia fanno fatica ad essere rassicuranti, respirano un senso di insicurezza che probabilmente avrà in molti di loro forti ricadute dal punto di vista della salute psichica. L’assenza totale dalla vita dei bambini e degli adolescenti di adulti di riferimento, come maestri, insegnanti, educatori, operatori che spesso sostengono i loro genitori nel compito educativo e di cura, ha per alcuni di essi conseguenze disastrose – si legge nel suo accorato appello – Occupandoci di accoglienza di adolescenti di aera penale e di donne provenienti dall’esperienza carceraria, il nostro rapporto con alcune strutture detentive è costante. Io stesso, in qualità di Cappellano, mi reco quasi ogni giorno nell’Istituto Penale per Minorenni di Nisida, constatando la difficoltà del momento, la tensione dei ragazzi e la problematicità nella gestione del tempo: se non fosse per la dedizione creativa del Direttore e della costante disponibilità del Comandante di Reparto, unitamente alla collaborazione della Magistratura Minorile e di tutto il Personale, i detenuti, privi dei colloqui, delle occasioni ricreative organizzate dal volontariato carcerario, delle attività formative e laboratoriali si troverebbero a fare i conti con un tempo vuoto, generatore di malessere interiore e di dinamiche pericolose. Se in un Istituto minorile la competenza di chi vi lavora riesce a contenere e a gestire il tutto, in Carceri ben più grandi la situazione è seria e pericolosa – non solo dal punto di vista sanitario – tanto per il personale, quanto per i detenuti». Don Gennaro Pagano rivolge la sua attenzione anche alle persone diversamente abili: «La chiusura di diversi centri specializzati e di molte realtà socio- educative sta producendo un’inevitabile ricaduta psicologica su molte persone con disabilità e lascia sprofondare in un senso di stanchezza e di indicibile solitudine molte delle loro famiglie. In molte zone del paese anche l’assistenza domiciliare è stata sospesa o mai avviata. Occorre fare qualcosa in tal senso per evitare delle vere e proprie tragedie familiari, pensando a modalità di fruizione dei servizi che possano mettere insieme le istanze sanitarie con quelle psicosociali dei disabili e delle loro famiglie».

LA VIOLENZA DOMESTICA – Le tre categorie a rischio di marginalità, per don Gennaro Pagano, però, non sono le uniche: molti sono i problemi sociali prodotti da questa reclusione forzata e necessaria, fra tutti ad esempio le problematiche legate alla violenza domestica. «Per questo, come Fondazione, raccomandiamo che lo stato di necessità sia più che mai valutato e ri-valutato, modulato e rimodulato anche a partire da serie considerazioni derivanti dalle altre emergenze sociali in corso, tenendo presente che, nella crisi sistemica che stiamo vivendo, generatrice di povertà e miseria, anche forze oscure e criminali si stanno rendendo più che mai presenti sul nostro territorio, a partire dalla criminalità organizzata», conclude il parroco.