POZZUOLI – Negli ultimi tre anni sono state duecentoventi le donne vittime di violenza che nell’area flegrea hanno trovato la forza e il coraggio di denunciare. Giovanissime, ma anche anziane, perché i carnefici non guardano la carta d’identità. Da 18 a 70 anni: sono madri, casalinghe, diplomate, laureate, professioniste. Dati che mettono i brividi, che preoccupano se solo si pensa a quante, invece, non hanno trovato lo stesso coraggio e la stessa forza per denunciare e uscire dalla spirale di violenze, fisiche e psicologiche. Che ti svuotano fino ad ammazzarti.

IL SIMBOLO – E’ in questo contesto che alla città di Pozzuoli è stata donata la panchina rossa, simbolo contro il femminicidio e la violenza di genere. Sarà posizionata sul belvedere di via Marconi, rivolta verso il mare e l’orizzonte. Sulla spalliera il numero della speranza: 1522, attivo 24 ore su 24 per accogliere le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking. E’ la sedicesima panchina installata in tutta la regione Campania. L’iniziativa è stata messa in campo dal “Rotary Club” di Pozzuoli che questa mattina l’ha donata al comune di Pozzuoli durante una breve cerimonia a cui hanno partecipato il sindaco Vincenzo Figliolia, il vice sindaco Lia Visone, la consigliera comunale Marzia Del Vaglio, la rappresentante della commissione pari opportunità della regione Campania Melania Picariello, la presidente del Rotary Daniela Gravino, i past president Sergio Di Bonito e Patrizia Leone, i soci Raffaello Mastantuono, Imma e Gennaro Martusciello.

IL SEGNALE – Un segnale, un simbolo di vicinanza alle vittime da una città che ha realizzato nel quartiere di Monterusciello il centro “Spazio Donna” di via Martini. Rientra nell’ambito 12 Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida e offre gratuitamente accoglienza, percorso psicologico e legale. alle donne vittime di violenza. Le donne, di cittadinanza prevalentemente italiana ma anche straniera, che richiedono aiuto hanno un’età compresa tra i 18 e i 70 anni; il 70% ha una scolarità medio-alta, negli ultimi anni abbiamo registrato una percentuale superiore al 5,5% di donne laureate, con esperienze di lavoro pregresse molto qualificate, avendo avuto in passato esperienze professionali piuttosto significative, che hanno dovuto abbandonare o spinte ad abbandonare dietro forti pressioni da parte del maltrattante oltre ad uno scarso mancato sostegno anche da parte dello stesso nucleo familiare di origine. Il tasso di disoccupazione delle donne che si rivolgono ai nostri servizi è piuttosto alto 2 su 5 ha una occupazione di solito precaria.” – è il quadro che esce da un recente reporttra le vittime ci sono anche “madri di minori hanno una fascia di età che vai dai 20 ai 45 anni con figli a carico che hanno assistito o assistono a episodi di violenza domestica. La presenza dei minori è causa di controversie legali molto accese nei casi di separazione e affido. Molto frequente è anche la violenza economica che impedisce loro di potersi muovere al difuori dell’ambiente domestico.”