da sinistra: Massimo Ferri, Carlo Avallone, Marco Gelminno

POZZUOLI – Ci sono i nomi di commercianti e ristoratori di Monterusciello, Licola e dei venditori del mercato ittico di Pozzuoli che avevano pagato o che dovevano ancora pagare le rate del pizzo nel libro mastro di Carlo Avallone trovato dai carabinieri nel covo di Pescopagano, nella villetta dove si era nascosto con la compagna e alcuni amici. E dove i militari lo catturarono con un blitz dei reparti speciali del GIS all’alba della vigilia di Natale del 2017. Ieri quel cartello criminale a capo del quale c’era il “boss fantasma” è stato definitivamente smantellato. Insieme ad Avallone, che sta scontando 5 anni e 4 mesi al “Pagliarelli” di Palermo, sono finiti in carcere Marco Gelminno, 25 anni detto “spaghetto, con numerosi precedenti per spaccio di droga e ritenuto il braccio destro di Avallone; e Massimo Ferri, 47 anni, con precedenti per rapina e più volte indicato come il conducente della motocicletta dalla quale partivano i raid del “fantasma”. Tutti sono dei 600 alloggi di Monterusciello, la base operativa della banda dove durante un blitz per catturare Avallone, Gelminno puntò una pistola contro un carabinieri prima di essere arrestato insieme a Gabriele Sgamato detto “biella”, altro fiancheggiatore.

I RAID – L’ascesa di Avallone ebbe iniziò nel settembre del 2017 poco dopo la gambizzazione di Giuseppe Aran, spacciatore del posto a cui seguì quella di Damiano Siddi detto “suariello”, altro pusher dei 600 alloggi. Episodi seguiti dagli spari contro Raffaele Grieco detto “pallone”, una sala slot, un autolavaggio a Licola e contro il furgone di un figlio di Mimì malacarne, venditore ambulante del mercatino di Monterusciello vittima di un’estorsione da parte di Avallone “A Pozzuoli comando io, i soldi del caffè me li devi dare a me” disse alla vittima. Numerosi, in quei mesi, furono i raid a Licola mare contro una panetteria, in via Reginelle contro l’abitazione di un pregiudicato, al lotto 5, in via Saba e nelle zone battute da ex affiliati al clan Longobardi, rivali numero uno finiti nel mirino del fantasma. E proprio al titolare di un bar di Monterusciello che Avallone mandò un messaggio da far recapitare agli uomini di Gennaro Longobardi “Dicci a questi cornuti che devono morire”. 

IL MERCATO ITTICO – In quei giorni, durante le festività natalizie, due uomini incappucciati nel cuore della notte radunarono alcuni venditori del mercato di via Fasano e sotto la minaccia di mitra e pistole intimarono loro di pagare il pizzo di Natale. Da 800 e 3mila euro le quote che ristoratori, commercianti e ambulanti dovevano versare nelle casse del nuovo clan pena raffiche di colpi di mitra contro abitazioni, negozi e sedi delle attività commerciali. Dopo 3 anni e mezzo, in seguito a meticolose indagini e grazie alla collaborazione delle vittime, tutti i pezzi del puzzle sono stati uniti e per la banda di Avallone è stata posta la parola fine.

IL REPORTAGE CON I COMMERCIANTI VITTIME DI ESTORSIONE