di Stefano Erbaggio

Ciò che rimane del Lido Augusto

POZZUOLI – Le foto della vergogna per la costa puteolana. Ciò che una volta era il Lido Augusto, meta balneare di spicco degli anni ’60 e ’70, oggi è simbolo del degrado post-industriale e rappresenta il fallimento della politica di riconversione turistica. Un tratto di costa isolato dal resto della città dai binari della ferrovia Cumana, un mare prigioniero di una gabbia di cemento. Il panorama sembra post bellico. Un fantasma della nostra storia recente, un ricordo che ormai sta svanendo; ma il mare e la spiaggia sono ancora lì, insieme alle cabine abbandonate ed invase dai rifiuti, alle piattaforme di cemento che crollano sotto l’imperturbabile e costante impatto delle onde, a vecchi saloni vuoti e che portano i segni del fuoco.

 

ARENILE OUT – La spiaggia è chiusa, impossibile accedervi, anche per gli evidenti problemi di sicurezza che si evincono da queste foto. Il cemento sta crollando in più punti, e l’umidità sta corrodendo soffitti e pareti.  Per quanto tempo la città deve essere privata di questo tratto di costa? Sembra che l’isolamento di quella spiaggia, le mura ed i teloni che la nascondono alla vista, servano per cancellarla dalle memoria delle persone, per far finta che non esista. Uno “scheletro nell’armadio” di cui non parlare. Ma esiste, ed è spazio rubato  ai cittadini, un luogo da valorizzare che sorge alle porte dell’Area Marina Protetta di Baia. Motivo di vanto per quest’area degradata, che potrebbe trasformarsi in un laboratorio dove sperimentare nuovi modelli di turismo, dove le risorse naturali e paesaggistiche creano ricchezza senza essere distrutte, e dove i vincoli archeologici siano uno stimolo e non un limite per l’economia.  Il 52% del mare di Pozzuoli non è balneabile a causa dell’inquinamento, esistono poi luoghi come questo, che negano ulteriormente l’accesso al mare ai cittadini dei Campi Flegrei, che nel mare hanno la propria storia.

 

LE FOTO

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