Montaggio erbaggio
L’ultima volta fu pulita il 16 novembre 2012 (foto piccola), ora è nascosta dalla vegetazione

di Stefano Erbaggio
POZZUOLI –
La Necropoli dell’antica via Puteolis-Neapolim ancora abbandonata nascosta agli occhi dei visitatori. Abbiamo già segnalato lo stato di degrado in cui versa l’area archeologica che si estende al di sotto del tanto discusso Ponte Copin: la vegetazione è cresciuta rigogliosa, a tal punto da coprire la gran parte delle strutture antiche. In pratica l’eventuale turista di passaggio nota semplicemente una fitta boscaglia al posto di quella che era una delle più importanti arterie extraurbane dell’antica Puteoli.

UNA STORIA MILLENARIA – La strada, infatti, ha una storia millenaria. Era già utilizzata, tra il VII ed il VI secolo a.C., dagli abitanti di Cuma per raggiungere la colonia di Parthenope, mentre rimase frequentata fino al IV secolo d.cC., quando l’area puteolana si avviava ormai allo spopolamento. Lungo la via Puteolis-Neapolim si concentravano alcuni edifici funebri, tra cui, si crede, anche quello del medico del nipote di Silla. Tra le tombe spicca quella di un certo Beniamino, atleta che si esibiva nelle quinquennali gare che si tenevano nello stadio di Antonino Pio. Nel 2012 venne effettuata la pulizia dell’area, portando alla luce la straordinaria bellezza delle strutture funerarie ancora esistenti, ma ora la vegetazione ha ripreso il sopravvento, nel silenzio di Comune e Soprintendenza.

PROBLEMA DIFFUSO – «La situazione è complessa, – racconta Anna Abbate, archeologa del Gruppo Archeologico Kyme – in quanto esistono tanti siti archeologici che soffrono il medesimo problema. Sono tanti e sparsi sul territorio, e la Soprintendenza non è in grado di occuparsene in maniera ordinaria. Gli interventi sporadici non sono una soluzione, soprattutto perché servono competenze tecniche, ed il Comune può semplicemente provvedere al taglio della vegetazione che ricopre le rovine».

AFFIDARE LA GESTIONE – «Inoltre, spesso questi siti si trovano su suoli privati, in tal caso gli interventi sono anche più difficili da eseguire. Bisognerebbe – conclude l’archeologa – agire in sinergia tra Comune, Soprintendenza, privati ed associazioni di esperti (archeologi, restauratori, ndr) magari affidando la gestione di alcuni siti a questi ultimi per garantirne una manutenzione ed una fruizione costante».

LE FOTO (risalenti all’ultima pulizia del 2012)

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