di Gennaro Del Giudice

montaggio licola
Lo scenario spettrale di Licola Mare

POZZUOLI – Una statua di Nettuno resiste al vento e alle mareggiate mentre intorno ogni cosa è sventrata e distrutta. Lo scenario è di quelli che si vedono in tv, le immagini sembrano arrivare da una zona di guerra. Gli unici segni di vita sono dati dai cavalli che i fantini fanno scorazzare lungo la battigia, mentre dall’altra parte dell’arenile i liquami sgorgano in mare. Tutto intorno è una distesa di rifiuti, dalla sabbia spuntano erbacce e carcasse di auto, barche e oggetti di ogni genere. Dalla riva si scorgono piccole palazzine il cui stato di fatiscenza rende la zona uno scenario post-bellico.

 

IL GRANDE SOGNO – Licola Mare è questa, un mix di abbandono e degrado. Di questa terra di confine a metà tra il comune di Pozzuoli e quello di Giugliano si è detto e scritto di tutto, ma nonostante ciò la realtà lascia di volta in volta esterrefatti. Un grande sogno, ciò che poteva rappresentare un polo turistico-ricettivo (come a meno di cento chilometri lo è il litorale del basso Lazio) oggi è una grande distesa di niente. O meglio di rifiuti e distruzione, uno scenario spettrale. Barche demolite e abbandonate, rifiuti bruciati, carcasse di animali, i resti di stabilimenti balneari ricoperti da sabbia mista a terreno e macerie da cui spuntano addirittura due grosse piscine. Questa è la spiaggia di Licola Mare, dove ombrelloni e gazebo in stile hawaiano sono sventrati e i loro resti disseminati lungo decine di metri di arenile. Chilometri di costa mai riqualificati e sempre più terra di nessuno. Raccontare questa realtà nasconde l’insidia dei luoghi comuni, ma anche l’inaccettabile, l’assurdo oramai diventato quotidiano e ordinario. E intanto mentre un’altra stagione estiva si avvicina, Licola mare continua a rappresentare un grande sogno infranto, ciò che poteva essere ma non è stato.

 

LE FOTO (di Angelo Greco)

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