POZZUOLI – Laura Leon, 32 anni, da undici vive in Italia dopo un viaggio della speranza da l’Avana a Milano per sfuggire dalla fame e dalla povertà. Lì a Cuba ci sono ancora la mamma, i nonni e i cugini per i quali è in apprensione dopo le proteste e le violenze di questi giorni. «Ho poche notizie di loro, l’ultima volta che li ho sentiti mi hanno detto che stavano bene ma nel mio paese la situazione è molto preoccupante. Mancano cibo e medicinali. Dall’11 luglio sono iniziate le manifestazioni per la libertà dopo la crisi del covid-19 ma sono state soffocate dalla polizia -racconta- La pandemia ha fatto scoppiare il sistema. Mi dicono che sono scomparse più di 400 persone» racconta Laura che è venuta a conoscenza di quanto sta accadendo nel paese caraibico solo attraverso Facebook e Instagram.

LA PAURA – «Sto vivendo un incubo, da 5 giorni non dormo perchè mi sento impotente. E’ un calvario, ricevo informazioni solo attraverso i gruppi. Siamo tutti provati e piangiamo ogni giorno.» Laura è stata a capo della manifestazione andata in scena il 16 luglio alla rotonda Diaz a Napoli organizzata dalla comunità cubana per chiedere di fermare le violenze del Governo sudamericano. Durante il sit-in, poco distante dal consolato dagli Stati Uniti d’America, i cubani hanno chiesto l’intervento del Governo italiano, dell’Europa degli Usa appellandosi anche al Papa.

LA RICHIESTA DI AIUTO – «I miei parenti e amici hanno paura e mi hanno chiesto di non espormi. Oggi molti miei connazionali temono ritorsioni, che gli possano togliere le case, le proprietà e che non gli diano più la possibilità di tornare a Cuba». Domenica scorsa Laura è stata al Vaticano dal Papa dove ha portato un quadro della la “Virgen del cobre”, la patrona di Cuba. «Vorrei un intervento da parte di qualche paese, anche dell’America, ma vedo che il mondo non se ne frega. Siamo come una goccia in un oceano. Noi vogliamo e chiediamo solo la libertà. Voglio tornare quando Cuba sarà libera. Il nostro slogan è “Patria y vida” invece di “patria y muerte”: vogliamo la vita dopo la Patria, non vogliamo la morte».