POZZUOLI«Una vincita al gratta e vinci di 5 anni fa». Con queste parole Giacomo Falanga, il carabiniere 38enne di Pozzuoli ha risposto al Gip e al Pm che gli hanno chiesto spiegazioni sulla foto che lo ritrae insieme ad altre 3 persone con banconote in mano. Mentre sul nigeriano pestato ha detto «Nessuna violenza, una spacconata di Montella. E’ caduto durante l’inseguimento». Lo dice uscendo dal carcere di Piacenza dopo l’interrogatorio di garanzia Daniele Mancini, il difensore dell’appuntato Giacomo Falanga, uno dei sei militari arrestati mercoledì nel contesto dell’indagine che ha portato al sequestro della caserma di Piacenza Levante. Falanga -secondo quanto si apprende dall’AdnKronos «ha risposto alle domande del gip e del pm, si è professato estraneo a ogni violenza e spaccio, ha un tenore di vita normalissimo e non c’è alcun indizio che faccia pensare che fosse dedito ad attività illecite collegate alla droga», prosegue il legale, aggiungendo che il suo assistito «ha partecipato a diverse operazioni» organizzate dal principale indagato Montella «perché i carabinieri della stazione erano pochi».

L’INTERROGATORIO – Il militare, -sempre come riporta l’agenzia- ha spiegato al termine dell’interrogatorio davanti al Gip il suo avvocato Daniele Mancini, «ha risposto a tutte le domande e ha fornito tutte le delucidazioni sugli episodi che lo riguardano. Lui ha un tenore di vita normalissimo e nessun indizio che lo colleghi alla droga. E’ molto provato». Secondo l’avvocato, dunque, Falanga è estraneo a ogni addebito. La foto nella quale mostra delle mazzette di denaro con Montella e i due fratelli Daniele e Simone Giardino (entrambi arrestati), «non ha nulla a che vedere con Gomorra. Viene dai social – dice l’avvocato all’AdnKronos – è del 2016, era su Facebook con tanto di commenti ed è il frutto di una vincita al gratta e vinci». Quanto alla vicenda delle presunte torture subite da uno spacciatore egiziano in cui Falanga dice che i suoi due colleghi Montella e Cappellano devono fare il «poliziotto buono e il poliziotto cattivo», il legale nega le violenze e aggiunge. «Non si può condannare una persona per una battuta, le cose vanno contestualizzate. Il nigeriano non è stato picchiato in sua presenza, è stata una spacconata di Montella dire che lo avevano massacrato di botte, in realtà è caduto durante l’inseguimento. Ha partecipato alle operazioni nel momento in cui venivano pianificate ma non sapeva cosa c’era a monte».