POZZUOLI – Ogni anno, il secondo lunedì di febbraio, si celebra la Giornata Internazionale per l’Epilessia, un’occasione per promuovere la consapevolezza verso una malattia neurologica cronica che colpisce 50 milioni di persone al mondo in più di 130 paesi. Tante le iniziative che saranno realizzate nel corso di questa giornata e i monumenti che, in molte città italiane, saranno illuminati di viola per accendere i riflettori sul tema dello stigma sociale ancora troppo diffuso su questa patologia e che vede chi ne è affetto spesso privato di ogni opportunità di partecipazione alla vita sociale. Lunedi 14 febbraio in Campa­nia si illumineranno sim­bolicamente di viola il Maschio Angioino, la Reggia di Caser­ta e tanti altri mo­numenti, tra cui Palazzo Migliaresi al Rione Terra di Pozzuoli.

LA MISSION – A sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che, ancora oggi, l’epilessia rappresenti una malattia sociale, ci sarà, anche quest’anno, l’Associazione Famiglie LGS Italia, una realtà costituita da famiglie i cui figli sono affetti da una rara e grave forma di encefalopatia epilettica farmaco resistente (Sindrome di Lennox Gastaut) che opera da anni sul territorio nazionale proprio per sensibilizzare sulla malattia, sostenere la ricerca e promuovere ogni azione che possa migliorare la vita di questi ragazzi e dei loro cari. L’associazione è, infatti, da sempre impegnata per sostenere i nuclei familiari che vivono il dramma di questa patologia rara e ad accompagnare i genitori affinché col tempo riconoscano il proprio ruolo e comprendano l’importanza di continuare a relazionarsi con i propri figli in quanto tali e non solo perché deputati alla cura della loro malattia.

IL TEMA – “Ogni anno, la Giornata Mondiale dell’Epilessia ci offre la possibilità di riflettere sull’impatto sociale degli stereotipi che si legano a questa malattia e sul concetto di unicità”. Sono le parole di Felicina Galasso, vicepresidente dell’associazione Famiglie LGS Italia, che prosegue “la normalità altro non è che il riconoscimento dell’unicità di ciascuno. Solo quando impareremo a riconoscere e valorizzare l’unicità potremmo liberarci dei pregiudizi e parlare di giustizia sociale, perché sarà allora che avremmo garantito a tutti le stesse opportunità di inclusione e partecipazione”.