La 167 di Quarto

QUARTO – Le voci della scarcerazione del boss Salvatore Cerrone detto “Totore ‘o biondo” hanno alimentato fibrillazioni a Quarto e Monterusciello, storicamente le roccaforti dei clan Longobardi, Beneduce, Cerrone e Ferro (capeggiato da Andrea, il genero di o biondo) dove oggi sono in corso nuove alleanze e riposizionamenti ad opera di nuovi e vecchi affiliati, effetti collaterali della lunga serie di arresti, condanne e pentimenti che di recente hanno interessato la camorra di Quarto e Pozzuoli. Una riorganizzazione che potrebbe essere riconducibile anche a un ritorno, nell’area flegrea, del boss dopo una lunga detenzione in regime di carcere duro.

IL CLAN – Cerrone dalla fine degli anni ’90 ha fatto i propri affari attraverso la gestione del traffico di droga e le estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori, affermando la propria forza sul territorio, in particolare nel comune di Quarto, e tessendo rapporti con il potente clan Nuvoletta di Marano diventando anche un elemento di collegamento proprio tra i maranesi e il boss di Pozzuoli Gennaro Longobardi, di cui è sempre stato un fedele alleato. Da affiliato ai Longobardi-Beneduce, ‘o biondo diventò poi il capo del gruppo criminale “I compagni del Bivio” che prima della sua lunga detenzione mise in ginocchio le attività commerciali della zona continue richieste di pizzo. Al boss, dopo l’arresto del 2003, sono stati sequestrati numerosi immobili e beni per svariati milioni di euro: tra queste una villa che oggi ospita a Quarto donne vittime di violenza.

IL BOSS167 – Del “blasone” criminale di Cerrone all’epoca ne parlò il pentito Antonio Perrotta: «Si tratta di un boss alla stessa stregua, anzi un po’ di più. di Gennaro Longobardi – così lo definì davanti ai magistrati la gola profonda della mala flegrea – dico che il Cerrone era anche più boss del Longobardi nel senso che, se non fosse stato per il Cerrone e per i quartesi, come ad esempio anche Ottavio Garofalo, Longobardi non sarebbe diventato il boss potente che è attualmente. Ovviamente, Longobardi e i quartesi, erano molto legati. Cerrone era molto potente e, sicuramente, in assenza di Longobardi, gli affiliati si recavano dal Cerrone per qualsiasi decisione. Il Cerrone ci dava ordini e comandava su di noi come e più di Longobardi.»