cozze-sequestrateBACOLI – Avrebbero “gonfiato” fatture per anni, indicando importi non veritieri. Fino ad arrivare ad incassare finanziamenti europei senza però utilizzarli. Sono alcuni degli amministratori di un centro di depurazione di mitili che si sono succeduti dal 2008 ad oggi. Assieme a loro sono indagati anche due professionisti e otto coltivatori di frutti di mare. In totale sono 15 le persone iscritte nel registro degli indagati, accusati a vario titolo di truffa ai danni dello Stato, evasione fiscale e falso ideologico.

IL “TRUCCHETTO” – Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli, sono state affidate alla Guardia di Finanza del comando compagnia di Pozzuoli e della brigata di Baia. Le perquisizioni effettuate dalla fiamme gialle hanno permesso di prelevare documenti contabili, registri e note anche dai computer in uso agli amministratori della società. Il sistema fraudolento ipotizzato dalla Procura e dai finanzieri consisterebbe in fatture pagate regolarmente ai venditori di mitili. Ma una volta effettuato il pagamento, dalle somme veniva “stornato” denaro contante che ritornava ai venditori. Il tutto ovviamente “a nero”. In pratica, su ipotetici acquisiti di mille euro di frutti di mare, ne tornava indietro il 90 per cento. Il restante, pari solo valore dell’imposta sul valore aggiunto, andava realmente in cassa.

EVASIONE – Il “sistema” avrebbe permesso di evadere il fisco per un valore di circa 2,5 milioni di euro tra Iva e Ires su un imponibile di circa 10 milioni. Sotto la lente della Guardia di Finanza anche finanziamenti elargiti dall’Unione Europea per la modernizzazione dell’impianto pari a circa 700mila euro. Nei guai, come detto, anche due professionisti che avrebbero certificato il falso. Il blitz si è concluso con il sequestro “per equivalente” di ben 22 beni mobili ed immobili a carico degli indagati.