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«E se lo stop ai bus al porto di Pozzuoli fosse un’opportunità»

«E se lo stop ai bus al porto di Pozzuoli fosse un’opportunità»
  • Pubblicato3 Giugno 2026

POZZUOLI – Riceviamo e pubblichiamo: «Gentile direttore, ho letto con interesse il dibattito nato attorno alla decisione di limitare l’accesso dei bus turistici all’area portuale di Pozzuoli. Ho letto le preoccupazioni di molti cittadini e commercianti che temono ripercussioni economiche per il centro storico e per le attività che gravitano attorno al porto. Comprendo queste preoccupazioni e non intendo sminuirle. Vorrei però proporre una riflessione diversa. Chi sono? Mi chiamo Gian Luca Bruno e sono un 40enne puteolano da generazioni. I miei genitori sono di Pozzuoli, i miei nonni erano di Pozzuoli, i miei bisnonni lo stesso. Sono cresciuto tra queste strade e conosco questa città come si conosce una parte di sé. Ho iniziato a lavorare molto giovane nelle attività della mia città. Sono stato uno dei camerieri del Caffè Serapide, della Caffetteria Puteoli e in alcuni ristorantini del porto. Ho vissuto da vicino la realtà del commercio locale, le difficoltà degli imprenditori, i sacrifici quotidiani di chi apre una serranda ogni mattina. Negli anni il mio percorso professionale mi ha portato altrove. Oggi sono il Direttore Vendite di uno dei più importanti stabilimenti produttivi di dispositivi medici del Sud Italia, coordino una rete commerciale presente su tutto il territorio nazionale e continuo ad avere la fortuna di girare il bel paese in lungo e in largo. Parallelamente ho intrapreso un percorso universitario che mi ha portato a conseguire una laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche delle Risorse Umane e sono prossimo al conseguimento della Laurea Magistrale in Psicologia Comportamentale  Cognitiva Applicata. Perché racconto tutto questo? Perché il modo in cui oggi guardo la realtà nasce proprio da questo percorso. Molti anni fa lessi un libro di Anthony Robbins che mi colpì profondamente. In quelle pagine compresi una cosa semplice ma rivoluzionaria: spesso il problema non è la realtà che viviamo, ma il modo in cui la interpretiamo. Da allora ho imparato a osservare i fenomeni da prospettive diverse. Gli studi psicologici hanno rafforzato questa convinzione, insegnandomi che tra un evento e le sue conseguenze esiste sempre un elemento fondamentale: il significato che decidiamo di attribuirgli. Ed è proprio per questo che oggi guardo a ciò che sta accadendo alla nostra città con occhi diversi. Molti vedono nel trasferimento dei traghetti e nelle limitazioni al traffico turistico una perdita. Io mi chiedo se non possa rappresentare anche un’opportunità. Per troppo tempo Pozzuoli è stata considerata una semplice città di passaggio. Un luogo da attraversare per raggiungere Ischia o Procida. Eppure la nostra storia racconta qualcosa di completamente diverso. L’antica Puteoli fu uno dei più importanti porti commerciali dell’Impero Romano. Qui arrivavano merci e mercanti provenienti da tutto il Mediterraneo e dall’Oriente. Baia era il luogo di villeggiatura dell’élite romana, una sorta di Montecarlo dell’antichità. I Campi Flegrei non sono mai stato marginali. Oggi possediamo un patrimonio che pochi luoghi al mondo possono vantare: il Rione Terra, l’Anfiteatro Flavio, la Solfatara, Cuma la colonia ellenica più antica d’Occidente, le terme di Virgilio, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, i laghi flegrei con l’Averno e il traghettatore Caronte, la città sommersa e il mito di Atlantide.. Bacoli con Miseno e Miliscola, la casina Vanvitelliana e il Castello di Baia, i suoi laghi, Monte di Procida e suoi panorami straordinari che raccontano migliaia di anni di storia. E soprattutto possediamo qualcosa di unico: il fenomeno del bradisismo. Da mesi il nome di Pozzuoli viene pronunciato in tutta Italia e oltre i confini nazionali. Quasi sempre associato alla paura. Eppure il bradisismo è uno dei fenomeni geologici più affascinanti e studiati al mondo. Esiste da millenni. I Romani costruirono qui il più grande porto dell’Impero convivendo con esso. Mi domando allora: perché continuiamo a raccontarlo soltanto come un problema? Perché non trasformare questa attenzione mediatica in un’opportunità di sviluppo culturale e turistico? Immagino percorsi guidati dedicati al bradisismo, itinerari che uniscano archeologia, geologia e storia, collaborazioni con università internazionali, eventi scientifici e divulgativi capaci di attrarre studiosi, studenti e appassionati da tutto il mondo. Forse il vero rischio non è il cambiamento che stiamo vivendo. Forse il vero rischio è continuare a guardare Pozzuoli esclusivamente attraverso la lente delle sue difficoltà. Come cittadino, come professionista e come studente di psicologia, credo che ogni comunità debba imparare a riconoscere non solo i propri problemi, ma anche le proprie potenzialità. La domanda che vorrei porre ai miei concittadini è semplice: vogliamo continuare a essere una città di passaggio o vogliamo diventare una destinazione? Io credo che Pozzuoli abbia tutte le caratteristiche per esserlo. Dobbiamo soltanto imparare a guardarla con occhi nuovi.» (Gian Luca Bruno)