POZZUOLI – Conclusi gli interrogatori di garanzia: il gip Luca Milani ha confermato le misure cautelari a carico dei carabinieri arrestati nell’inchiesta sulla caserma Levante di Piacenza. Tra i militari dell’Arma ristretti in carcere c’è anche Giacomo Falanga, 38enne di Pozzuoli. Vanno avanti, intanto, le indagini della Procura di Piacenza guidata da Grazia Pradella: si sta provando a fare luce sui presunti abusi commessi dai militari. L’obiettivo è capire chi all’interno dell’Arma, e a quale livello gerarchico, fosse al corrente del comportamento dei carabinieri indagati, e soprattutto dell’appuntato ‘chiave’ Giuseppe Montella. Per questo motivo – secondo quanto apprende l’Adnkronos da fonti investigative – entro la fine della settimana saranno sentiti non solo i sei carabinieri finiti agli arresti (cinque in carcere e uno ai domiciliari), ma anche i loro superiori, in particolare i vertici dei comandi provinciali di Piacenza e di Cremona. La compagnia carabinieri di Cremona è oggi guidata dal maggiore Rocco Papaleo, in passato capo del Nucleo investigativo di Piacenza: proprio da una sua segnalazione è partita l’inchiesta sulla Levante. Nei prossimi giorni è prevista inoltre l’audizione di un carabiniere di grado ancora più alto, ex comandante provinciale piacentino oggi impiegato al ministero dei Trasporti.

GLI SPACCIATORI – In questi giorni, intanto, sono stati interrogati dai pm Antonio Colonna e Matteo Centini gli spacciatori stranieri finiti in carcere con l’accusa di aver trafficato droga insieme e per conto di Montella. Di fronte ai magistrati, si sono mostrati ampiamente collaborativi. Si allungano, invece, i tempi per il dissequestro della caserma teatro dei fatti contestati dalla Procura: i difensori dell’appuntato Angelo Esposito (ora in carcere) hanno fatto riserva di richiesta di incidente probatorio, che scadrà in settimana. Solo allora si capirà quando fissare gli accertamenti tecnici irripetibili sullo stabile di via Caccialupo, sotto sequestro probatorio dallo scorso 22 luglio, dove si andranno a cercare eventuali tracce ematiche e di Dna da comparare con quelle degli indagati.