di Stefano Erbaggio

Auto bruciata nella foresta di Cuma
Auto bruciata nella foresta di Cuma

CUMA – Rifiuti abbandonati e degrado nella Foresta Regionale di Cuma. L’area protetta rientra nel perimetro del Parco Regionale dei Campi Flegrei e comprende la porzione residua dell’antica Silva Gallinaria, una foresta costiera che si estendeva dal lago Fusaro fino alla foce del Volturno. Grazie alla sua importanza ecologica è anche un SIC (Sito di Importanza Comunitaria) secondo la cosiddetta Direttiva Habitat, emessa dall’UE. La Foresta è gestita dalla Regione Campania, ma i vincoli di cui gode e la rilevanza ecologia riconosciutagli a livello europeo non impediscono a questo angolo di paradiso dei Campi Flegrei di essere vittima del degrado e dell’inciviltà.

 

RIFIUTI E DEGRADO – La stradina sterrata che conduce alla foresta è disseminata di cumuli di rifiuti. Materiali di risulta abbandonati ma anche vestiti e sacchi contenenti resti di bivacchi accompagnano il visitatore all’interno della selva, creando un netto contrasto con l’arcaica bellezza del luogo. I percorsi attrezzati e le capannine per il bird watching fanno parte di un programma di investimenti che ha interessato l’area, insieme alla ristrutturazione della stazione di Cuma della linea Circumflegrea. Le capannine per l’osservazione ornitologica, costruite ai bordi degli stagni e delle aree umide che puntellano la foresta, cadono a pezzi, creando anche pericolo i frequentatori. La selva era anche provvista di un percorso d’accesso per disabili, attualmente sbarrato da assi di legno.

 

LA STAZIONE – Sembra che anche la stazione ferroviaria, per la cui apertura sono stato spese ingenti somme, non sia funzionante a causa dei grandi disagi che sta vivendo la EAV. La spiaggia antistante la foresta, quella in cui sfocia il canale del Depuratore di Cuma, è altresì invasa dai rifiuti. Spiccano i resti un’automobile abbandonata e data alle fiamme. Qua e là spicca inciso anche il nome del Parco Regionale dei Campi Flegrei, la cui precaria situazione istituzionale aleggia come un ombra oscura sullo sviluppo dei siti naturalistici del nostro territorio.

 

LE FOTO

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