di Violetta Luongo

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L’incontro con gli avvocati al comune di Pozzuoli

POZZUOLI – Va avanti da oltre due anni la battaglia degli avvocati contro il trasferimento degli uffici del Giudice di Pace da Pozzuoli a Napoli, ora il rischio che la città puteolana perda la sua antica tradizione giuridica, che risale agli antichi romani quando il  praetor peregrinus amministrava la giustizia nel Serapeo, si fa sempre più forte. Un tira a molla tra i sindaci flegrei e il sindacato degli avvocati per cercare di diramare la intricata situazione iniziata a causa della spending review del governo Monti.

 

SI RISCHIA DI CONGELARE 6 MILA CAUSE – Ad allarmare gli avvocati e costringerli a protestare al Municipio di via Tito Livio il provvedimento del Presidente del Tribunale che ha ordinato ai dipendenti comunali di rientrare nello loro sedi amministrative causando in pratica il congelamento dell’ufficio del Giudice di Pace di Pozzuoli perché se vengono a mancare queste due unità le cancellerie non possono funzionare e devono interrompere le attività. Ufficio giuridico che comprende i quattro comuni flegrei. «Questa situazione prima ancora del trasferimento – spiega l’avvocato Antonio Di Marco– rischia il congelamento perché le cause non si faranno più, con un blocco senza termine in previsione di un futuro trasferimento. Il problema sta nel fatto che il giudice di pace di Napoli non è in grado di ospitare quello di Pozzuoli, non solo per la capienza ma anche per motivi di sicurezza e stabilità del lavoro. Si rischia quindi che il giudice di Pace non venga trasferito e rimanga senza sede con 6mila fascicoli e cause congelate e un danno enorme per tutti i cittadini che non vedranno mai giustizia per le loro cause».

 

L’avvocato Antonio Di Marco
L’avvocato Antonio Di Marco

CHE I SINDACI COLLABORINO – Collaborazione e un tavolo di confronto con i sindaci flegrei in una sede istituzionale la richiesta dei circa 50 legali che oggi hanno incontrato il primo cittadino di Pozzuoli, «C’è una volontà ministeriale di prorogare i termini di trasferimento – aggiunge Di Marco – sempre se c’è però una collaborazione effettiva da parte delle singole amministrazioni per trovare una destinazione per il giudice di Pace, ora si è venuta a creare questa strana situazione tra i sindaci, originariamente Figliolia aveva messo a disposizione e restaurato un immobile, la scuola elementare di via Artiaco, per destinarlo agli uffici giuridici ma non aveva trovato disponibilità negli altri amministratori di voler contribuire economicamente alla gestione dell’ufficio pubblico, ora è successo che il sindaco di Bacoli, Schiano ha dato egli disponibilità di un ufficio ma viceversa è il sindaco di Pozzuoli a non voler più partecipare economicamente visto che aveva già dato un immobile. Siamo qui per risolvere questa situazione e dare un segnale al Ministero affinché si scongiuri il trasferimento e soprattutto si eviti il congelamento delle pratiche».

 

LA RISPOSTA DI BACOLI – «Abbiamo una ex scuola che mettemmo all’asta ma non fu venduta allora decidemmo di destinarla agli uffici giuridici – spiega il sindaco di Bacoli, Ermanno Schiano – a titolo non oneroso senza pretendere un fitto. Per la manutenzione straordinaria e ordinaria dell’immobile basta fare un computo metrico e dividere la cifra per numero di abitanti, l’ufficio messo a disposizione dell’amministrazione  puteolana prevedeva una cifra troppa alta, Bacoli doveva mettere a disposizione oltre ai suoi dipendenti anche una somma di 70mila euro perché l’immobile prevedeva un investimento più alto e un fitto per la struttura. Ho convocato un tavolo per il 12 novembre così da cercare di risolvere questa difficile situazione».

 

Ermanno Schiano e Vincenzo Figliolia si scontrano sul tema "Giudice di Pace"
Ermanno Schiano e Vincenzo Figliolia si scontrano sul tema “Giudice di Pace”

LA REPLICA DI POZZUOLI – Ribatte fermamente il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia: «Non è assolutamente vero che pretendevamo un fitto dell’immobile. Noi abbiamo fatto un percorso per istituire il giudice di Pace a Pozzuoli, abbiamo investito soldi per restaurare e mettere in sicurezza la struttura da noi data a disposizione dopo un confronto durato un anno e mezzo, fino all’ultimo abbiamo tentato di mettere insieme i quattro comuni e dividere secondo la densità demografica i costi vivi per il mantenimento del giudice di Pace. Dobbiamo assolutamente considerare i costi vivi compreso il personale nel preventivo di spesa da dividere per i quattro comuni. L’ho ribadito durante l’incontro, verifichiamo tutti i costi vivi, elettricità, guardiania, personale, pulizia, videosorveglianza e dividiamoli per le quattro città flegree in base al numero di abitanti. Capisco che un Comune possa non avere la possibilità economica ma perché non ammetterlo, dopo tutto il nostro lavoro svolto per tentare di salvare l’ufficio del Giudice di Pace, solo una settimana fa il Comune di Bacoli avanza la sua proposta, a termini e tempi ministeriali scaduti. La reputo una scorrettezza».

 

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