BACOLI – Riceviamo e pubblichiamo da Martina Stefanile e Ilaria Fierro del “Comitato Beni Comuni Bacoli”.

Il Comune di Bacoli gode di importanti risorse paesaggistiche, culturali e naturali che negli anni scorsi hanno sofferto dell’improprio uso del suolo e dalla lacunosa progettazione urbanistica a scapito dell’interesse collettivo. Il panorama imprenditoriale attuale e le tipologie di offerta di servizi ai cittadini sono tutt’altro che variegate. L’attuale amministrazione locale – vincitrice delle elezioni comunali del 2019 – con l’obiettivo solito di differenziarsi dalle amministrazioni precedenti, ha promosso una progettazione di qualità che inglobasse gli interessi della collettività in bilanciamento con le necessità economiche di un Comune in dissesto eppure, nel momento in cui ha avuto l’occasione per realizzare quanto promesso, l’ha sciupata. Il 25 giugno a.c. è stata indetta una procedura di gara trasparente per la messa all’asta di tre strutture del Centro Ittico Campano, la società per azioni proprietaria di circa il 20% del territorio cittadino di cui l’amministrazione comunale è socia unica. Nello specifico si tratta di due palazzine ex “Research” – site in via Miseno, località Casevecchie – l’ex “Ristorante La Curva” – sito in Via Lungolago – e l’ex “Lido Papete” – sito in Via Spiaggia Romana, in località Pineto Fusaro.

Si tratta di fatti della prima volta in cui il CIC avvia una procedura di evidenza pubblica per l’individuazione dei soggetti con cui stipulare i contratti di locazione. Una novità così rilevante non è cosa da poco. Una politica di utilizzo consapevole di tali risorse rappresenterebbe la possibilità di orientare lo sviluppo del nostro territorio verso un futuro più sostenibile per la comunità locale e per l’ambiente. Avevamo la possibilità come comunità di indirizzare verso obiettivi condivisi l’utilizzo di queste aree e invece si è scelto di perseguire esclusivamente il valore dell’offerta economica della proposta d’affitto, non prendendo in considerazione altri fattori, come invece è stato fatto per il bando promosso dalla stessa amministrazione comunale per la gestione dello stabilimento “ex lido Aurora”.

Si rende allora utile una riflessione su tre punti critici rinvenibili nel corpo dei bandi indetti dal CIC e atti a minarne l’efficacia rispetto al soddisfacimento del pubblico interesse:

1. la base d’asta stabilita, che impone il pagamento di un canone mensile non inferiore a 5.000 euro, da un lato potrebbe scoraggiare la partecipazione di gran parte degli imprenditori e specificamente di competitor del terzo settore meno forti sul mercato, dall’altro potrebbe incentivare chi magari non ha davvero a cuore il ritorno dell’investimento ma è più interessato a impegnare risorse che a guadagnare, rischiando di attirare interessi poco leciti se non del tutto criminali.

2. L’interesse pubblico sarebbe forse più efficacemente conseguito a fronte di un ampliamento dei criteri di aggiudicazione; un’idea potrebbe essere quella di integrare il bando con indicatori quali: sostenibilità economica, ambientale e sociale dei progetti presentati, che d’altronde figurano come “i tre pilastri della sostenibilità”. Su questa scia è utile rammentare l’utilità collettiva che ne deriverebbe inserendo nei bandi un riferimento agli obiettivi di sviluppo contenuti nell’Agenda 2030 e a criteri occupazionali chiari in relazione al numero di lavoratori che l’aggiudicatario intenda impiegare, le categorie cui si intende dare priorità e le tipologie di contratti da stipulare.

3. Al fine di destinare beni pubblici o partecipati alla cittadinanza, sarebbe auspicabile rendere la stessa partecipe della gestione politica della cosa pubblica, attraverso meccanismi di consultazione territoriale con i futuri fruitori dei beni. Sul punto, il coinvolgimento dei Comitati di quartiere – istituiti dal Comune di Bacoli con deliberazione comunale n. 67 del 04.12.2015 – attraverso ad esempio la diretta convocazione degli stessi ai sensi dell’art. 10 del relativo regolamento, potrebbe garantire la partecipazione legittima della comunità alla società in cui – secondo lo scrittore Striano – le identità prendono forma, crescono, si sviluppano e così facendo contribuiscono allo sviluppo sociale nel suo complesso.

Questi motivi, ci spingono a chiedere all’Amministratore Delegato del Centro Ittico Campano e al Sindaco di Bacoli in qualità di Socio Unico di ripensarci, sospendere l’avviso pubblico attualmente in corso -che in quanto indagine di mercato non comporta obblighi da parte del banditore- e rifare un avviso pubblico che consideri possibili altre destinazioni d’uso, le modalità –maggiormente partecipate- per la definizione delle stesse e dei criteri più qualificanti per la selezione dei soggetti affidatari e per le modalità di gestione.

Progettare infatti, significa innovare, lo dice la parola stessa: dal latino proiectare “gettare avanti”, porre le basi affinché si realizzi qualcosa accogliendo la possibilità del cambiamento, dell’apertura. La possibilità che un progetto possa generare qualcosa di nuovo non è insita nell’azione progettuale in quanto tale ma richiede un atto di immaginazione, di creazione che, usando le parole di Orsenigo, sia in grado di tagliare col passato, di tradire, in qualche misura, una fedeltà soffocante alla tradizione del proprio servizio, del proprio gruppo. Senza questo rapporto conflittuale con la storia, si sarà nei fatti destinati a ripetere più che a ideare e a lavorare per un futuro diverso.