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Pozzuoli, le serrande diventano un manifesto: «Il tempo è scaduto» – LE FOTO

Pozzuoli, le serrande diventano un manifesto: «Il tempo è scaduto» – LE FOTO
  • Pubblicato7 Ottobre 2026

POZZUOLI – Nel centro storico cresce l’adesione delle attività commerciali alla mobilitazione dell’8 ottobre. Ristoratori ed esercenti scelgono di fermarsi: non una protesta contro la città, ma il tentativo di impedire che sia la crisi a fermarla definitivamente. Una sera diversa nel cuore della città. C’è qualcosa di insolito, quasi funereo, questa sera nelle strade del centro storico di Pozzuoli. E’ il silenzio di una città vuota, ma non quello ordinario che precede la chiusura dei locali. È un silenzio più grave, che passa attraverso le vetrine e si ferma su un foglio comparso, uno dopo l’altro, davanti a ristoranti, bar e attività commerciali. «Bradisismo, il tempo è scaduto. Basta rimpalli, vogliamo fatti e risorse». Poi una frase ancora più netta: «Questo negozio oggi è chiuso». Un manifesto semplice, perfino severo nella grafica, che nelle ultime ore sta diventando il segno visibile di una cittadina in ginocchio che ha deciso di esporsi, mettendo per un giorno tra parentesi incassi e lavoro per rendere evidente una condizione che, secondo molti operatori, rischia ormai di essere normalizzata. C’è un paradosso potente nell’immagine che Pozzuoli offrirà domani: attività che chiudono per chiedere di poter continuare a restare aperte. È forse questa la fotografia più efficace della protesta. Chiudere per un giorno affinché Pozzuoli non chiuda lentamente, attività dopo attività, famiglia dopo famiglia.

LA PROTESTA – La scelta assume un peso particolare proprio perché arriva dal commercio e dalla ristorazione. Chi gestisce un locale vive di porte aperte, coperti, prenotazioni, passaggio, fiducia. Chiudere volontariamente una serranda significa rinunciare a ciò su cui si regge l’attività quotidiana. E proprio per questo l’adesione assume il carattere di un gesto politico nel senso più originario del termine: riguarda la città e il diritto della città a continuare ad esistere. Tra i puteolani il sentimento che emerge è fatto di stanchezza, preoccupazione e compattezza. La lunga crisi bradisismica non viene più percepita soltanto come un’emergenza geologica. È diventata anche un’emergenza economica e sociale: famiglie sfollate, immobili dichiarati inagibili o sottoposti a verifiche, una percezione di precarietà che inevitabilmente si riflette sui consumi, sul turismo e sulla propensione delle persone a frequentare il territorio. Per le attività e per chi vive ogni giorno del proprio lavoro, la dichiarata mancanza di attenzione e di riguardo istituzionali viene ormai percepita come abbandono. E dall’abbandono nasce la sfiducia. Sfiducia non solo in risposte immediate quanto nella possibilità stessa di programmare il futuro, investire, restare e continuare a costruire qui la propria vita.  È probabilmente questo il punto più profondo della mobilitazione. A Pozzuoli non si chiede che qualcuno garantisca l’assenza del rischio, promessa che nessuna istituzione seria potrebbe formulare. Si chiede invece che la convivenza con quel rischio non venga lasciata interamente sulle spalle di chi vive e lavora nei Campi Flegrei.

LE RICHIESTE – Il manifesto parla di alloggi dignitosi per gli sfollati, adeguamento sismico, sicurezza degli edifici, sostegni economici immediati per famiglie, lavoratori e attività commerciali, infrastrutture e presìdi pubblici sicuri. E soprattutto contiene una richiesta che attraversa ormai buona parte del dibattito locale: evitare che l’unica risposta possibile al bradisismo diventi progressivamente l’allontanamento della popolazione. Per gli esercenti il tema è altrettanto concreto. Un territorio che perde residenti, che vive nell’incertezza abitativa e che viene raccontato esclusivamente attraverso l’emergenza rischia di perdere, insieme alle persone, anche la propria economia.

IL TIMORE – È forse questa la sensazione che accomuna maggiormente chi aderisce alla protesta: la paura che l’eccezionale sia diventato ordinario. Una scossa, i controlli, gli sgomberi, le ordinanze, gli annunci, i decreti. Poi l’attesa. E ancora una nuova scossa. Il commercio, però, non possiede i tempi della politica o della burocrazia. Le bollette arrivano ogni mese. Gli stipendi devono essere pagati. Gli affitti, i mutui, le forniture e le tasse non conoscono il linguaggio dell’attesa istituzionale. Da qui nasce anche la percezione, molto forte tra gli operatori, di non avvertire ancora un sostegno dello Stato proporzionato alla dimensione e soprattutto alla durata del fenomeno. Non necessariamente l’assenza assoluta di interventi, dunque, ma la distanza tra ciò che è stato predisposto e ciò che una parte sempre più ampia della comunità considera necessario per continuare concretamente a vivere e lavorare qui. La serranda abbassata vuole essere una dichiarazione di appartenenza. E nel centro storico, dove ristorazione, commercio, turismo e vita sociale convivono nello spazio di poche strade, il gesto acquista un significato ancora più evidente. Perché un ristorante o un’attività contribuiscono all’illuminazione di una strada, alla presenza delle persone, al lavoro di camerieri, cuochi e fornitori, alla capacità di una città di essere frequentata e riconosciuta.

LA MANIFESTAZIONE – Il manifesto invita cittadini ed esercenti a ritrovarsi giovedì 8 ottobre alle ore 10 in Piazza della Repubblica. Non è casuale che la mobilitazione parta dal cuore civile e commerciale di Pozzuoli. È qui che gli effetti indiretti del bradisismo diventano più difficili da misurare nelle statistiche, ma immediatamente percepibili nella vita quotidiana. La richiesta è che la questione flegrea diventi una politica organica: sicurezza degli edifici, sostegno agli sfollati, tutela delle attività economiche, infrastrutture, sanità, scuole e strumenti straordinari capaci di accompagnare un territorio sottoposto a una condizione altrettanto straordinaria.

A ROMA – Parallelamente alla mobilitazione locale, una numerosissima rappresentanza dei Campi Flegrei raggiungerà Roma, dove è annunciato un corteo con partenza alle 11.30 dal Colosseo, lungo via dei Fori Imperiali e via dei Fornari, fino a Piazza Santi Apostoli. Le rivendicazioni portate nella Capitale insistono sugli stessi punti: sistemazione degli sfollati, finanziamento degli interventi di adeguamento sismico, sostegni e ristori alle attività economiche, riqualificazione dei quartieri e opposizione a una delocalizzazione forzata della popolazione. Ma prima di Roma, questa sera, la protesta ha già trovato la propria immagine più eloquente a Pozzuoli. È quel foglio appeso alle vetrine. Dietro c’è un ristorante, un negozio, un’attività. Dietro ancora ci sono famiglie, dipendenti, investimenti, anni di lavoro. Domani quelle serrande resteranno abbassate precisamente perché la città pretende di poter continuare a vivere.

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