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ENA, la cena sospesa sulla storia: a Pozzuoli la cucina incontra la necropoli paleocristiana

ENA, la cena sospesa sulla storia: a Pozzuoli la cucina incontra la necropoli paleocristiana
  • Pubblicato1 Luglio 2026

POZZUOLI – Nella Tenuta San Vito, tra archeologia, fine dining e identità flegrea, il nuovo progetto gastronomico guidato dallo chef Armando Castellano racconta un’esperienza rara: sedersi a tavola sopra duemila anni di memoria. Pozzuoli possiede una qualità che appartiene solo ai luoghi attraversati dalla storia: le pietre sembrano avere una voce, gli scorci trattengono un frammento di civiltà, i paesaggi portano la forza del tempo. Qui il mare convive con la luce flegrea, quella che accarezza rovine romane, crateri, antiche strade, ville, approdi e memorie paleocristiane. È una città in cui il paesaggio naturale e quello archeologico avanzano insieme, come due respiri dello stesso corpo.

LA NUOVA DIMENSIONE – In questo scenario nasce ENA, il ristorante ospitato nella Tenuta San Vito, all’interno di una dimora storica del Settecento che custodisce una delle sorprese più suggestive del territorio: una necropoli paleocristiana riportata alla luce durante i lavori di recupero della struttura. Sedersi da ENA significa entrare in una dimensione gastronomica fuori dall’ordinario. La cena si svolge letteralmente sopra un sito archeologico di straordinaria rilevanza, sospesa su testimonianze che raccontano una comunità cristiana di epoca romana nei Campi Flegrei. Un’esperienza che unisce tavola, memoria, architettura e spiritualità in una forma rara, probabilmente irripetibile altrove con questa intensità.

IL SITO – La necropoli, scoperta nel 2006 grazie all’ impegno della famiglia Russolillo e agli interventi della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei, conserva tombe, colori ancora leggibili, reperti, monili, oggetti in bronzo e monete. Tra le testimonianze più preziose spicca la tomba detta del Buon Pastore, così chiamata per la raffigurazione pittorica di un uomo affiancato da due pecore, immagine profondamente legata all’iconografia cristiana delle origini. All’interno del complesso è presente anche un antico agapeo, luogo destinato alla condivisione comunitaria dopo i riti funebri: uno spazio in cui vita quotidiana, memoria e spiritualità si intrecciavano con naturalezza.

LA CENA – La presentazione alla stampa ha permesso di attraversare questa stratificazione prima ancora di arrivare al piatto. ENA nasce dunque come ristorante, si propone come esperienza culturale, si definisce come racconto identitario dei Campi Flegrei. A guidare la cucina è lo chef Armando Castellano, puteolano, con un percorso internazionale maturato in cucine di alto profilo e un ritorno alle radici carico di responsabilità. La sua proposta gastronomica guarda alla Campania con tecnica e sensibilità contemporanea, scegliendo il mare come asse principale del racconto e il territorio come grammatica espressiva. Il menu presentato alla stampa ha tracciato un percorso misurato, elegante, costruito per accompagnare l’identità del luogo senza sovrastarla. L’entrée ha aperto la degustazione con leggerezza e precisione, con una pralina di cacio e pepe farcita di genovese, una foglia di riso con battuto di salmone agli agrumi e un patè di cozze con  crostini al burro di normandia. Gli assaggi hanno preparato il palato a una cucina essenziale nel gesto e attenta alla profondità del sapore. Accompagnati da un calice di Chenin Blanc spumantizzato della cantina sicula “Mandrarossa”. Il vino è stato servito su un calice salato ai bordi. Un gesto questo creativo ma in assoluto molto discutibile.

LE ALCHIMIE – Il carpaccio d’ananas al basilico con slice di ricciola ha portato in tavola freschezza, pulizia aromatica e una lettura marina raffinata. L’incontro con l’agrume ha dato verticalità al piatto, illuminando la materia prima con una freschezza controllata. In abbinamento, “Urra di Mare” Sauvignon Blanc 2025 di Mandrarossa ha offerto un profilo fresco, sapido, con una componente aromatica riconoscibile e un equilibrio complessivamente mediamente armonico. Lo stesso vino ha accompagnato anche il risotto, sostenendone la struttura con buona coerenza gustativa. Il risotto chiamato “alchimia d’estate” con brasato d’astice al sentore di tartufo bolognese, ha rappresentato uno dei passaggi più interessanti della cena: cremosità, precisione tecnica, richiamo estivo e una trama sapida mai eccessiva ma capace di restituire la memoria del mare . Un piatto dal passo contemporaneo, pensato per lasciare emergere il carattere della materia prima attraverso equilibrio e persistenza. Nel secondo, il branzino con purea di indivia riccia ha espresso una cucina più profonda e meditata. La delicatezza del pesce ha trovato nella componente vegetale un contrappunto elegante, leggermente amaricante, capace di dare tensione al boccone e di renderlo più complesso. L’abbinamento con Biancolella d.o.c. di Casa d’Ambra ha funzionato con naturalezza: vino fresco, sapido, adatto ad accompagnare la dolcezza del branzino e la nota vegetale dell’indivia, con un risultato complessivamente riuscito e piacevole. Il dessert “filtro d’amore flegreo”, una sfera di vaniglia alla strega con cubetti d’arancia candita su coutis di fragole e fonduta di cioccolato caldo fondente, ha chiuso il percorso con un registro più evocativo. La dolcezza è arrivata come epilogo misurato, più narrativo che dimostrativo, coerente con una cena costruita sulla relazione tra gusto e memoria.

L’UNICITA’ – Accanto alla cucina, ENA presenta anche una proposta enologica importante: circa 300 etichette custodite in una sala dedicata, pensata per prenotazioni, degustazioni e percorsi su misura. Un elemento centrale per un ristorante che ambisce a posizionarsi nella fascia alta dell’ospitalità flegrea, con un’idea di servizio capace di unire competenza, racconto e accoglienza. Tra gli spazi più suggestivi spicca la sala di vetro, concepita come lounge privata per eventi, incontri professionali e occasioni esclusive. Un ambiente in cui la trasparenza architettonica crea un dialogo continuo tra interno ed esterno, mentre sotto il pavimento resta custodita la memoria millenaria della necropoli. La materia contemporanea incontra così l’archeologia, la luce entra nello spazio e la storia è presenza viva. A raccontare questa nuova fase è Federica Russolillo, responsabile della comunicazione e volto del progetto, che interpreta ENA come esperienza totale: cucina, bellezza, accoglienza, conservazione e visione. La sua presenza conferma la volontà di costruire attorno al ristorante una narrazione ampia, capace di parlare a un pubblico attento alla gastronomia, al territorio e al valore culturale dei luoghi. ENA si presenta così come uno degli indirizzi più singolari del panorama campano. La forza del progetto risiede nella capacità di tenere insieme elementi che raramente convivono con tale intensità: una dimora storica, una necropoli paleocristiana, una cucina contemporanea, una cantina importante, una sala sospesa tra paesaggio e memoria. A Pozzuoli, dove la storia affiora ovunque e il tempo sembra salire dal sottosuolo, ENA offre una forma nuova di ospitalità: cenare sopra una testimonianza antichissima, assaggiare il territorio, attraversare la memoria e ritrovare nel piatto una parte dell’anima flegrea. Qui la cucina ascolta la storia, la attraversa, la serve con eleganza.

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