POZZUOLI – Per un puteolano d’origine, il «Pennone» – detto anche U Penn(e)one o ‘U Pal ‘i Sapo(u)ne – è un’esperienza religiosa, divina, unica, una missione di devozione verso il mare. Religiosa nella significazione mistica della parola, poiché la religiosità è legata all’atto dell’aggregazione umana e, quando si segue il Pennone sugli spalti, sulle transenne, o sulle grate, il popolo è unito, coeso, attento, osservatore, come i fedeli in Chiesa. Poi c’è l’aspetto circense, che va oltre i principi della fisica, orientando il gesto atletico al rischio, al coraggio, alle onde della superficie marina. Ma possiamo associare questi uomini a dei funamboli, che tengono con il fiato sospeso il pubblico? Si innesca un «inceppo vitale» – come direbbe lo psichiatra Lacan –, perché si mette in scena la vita: qualche volta ci si ferma, prendiamo slancio, cadiamo, vinciamo.

IL SIMBOLISMO – Insomma, una fenomenologia interessante. Quindi una volta all’anno, il quindici d’agosto, si mette in scena un’opera marinaresca, portuale, tipica della cultura puteolana. Un palo insaponato, quindici metri (ecco, il simbolismo reiterante del quindici), un porto, dei pescatori. Alcuni di essi sono entrati nel mito grazie a dei tratti distintivi. Particolari indimenticabili che rendono pittoresco il Pennone: la sigaretta racchiusa tra i baffi lunghi e la simpatia spontanea di Francesco Di Domenico, detto «Cicciariello»; l’abbraccio tenero tra padre e figlio (Biagio e Luigi Rezzo), quando il più giovane Luigi ha vinto il terzo posto; la fierezza di Marco D’Avanzo, dopo aver acciuffato, in sobbalzo, la seconda bandierina bianca; il tricolore sull’apice del piano inclinato (a 45° dalla banchina), solo, inarrivabile, e bramato; l’ostile dolore alla schiena del «Capitano» Perrotta, il quale, nonostante la sofferenza, ha dato tutto se stesso. Nessuno è riuscito a vincere il primo posto, ma la bandierina tricolore doveva stare lì, per dare una visione d’estetica patriottica. Alla fine, la platea si è divertita: c’è stato uno splendido spettacolo agostano.

IL PUBBLICO – Il pubblico era gremitissimo – migliaia di persone – tra terra, spalti e mare. Cori da stadio appena la possibilità di cogliere la bandierina sfumava. Musica ad alto volume, una presentatrice attenta alle dinamiche. Come si può descrivere in metafore un evento del genere? Basti pensare al tifo di una partita di tennis. Da una parte c’è la solitudine del tennista, e dall’altra l’avversità del mare (nemesi fatale). Il mancato tentativo della vittoria sulla bandierina, il tuffo in acqua, è come la pallina gialla sul nastro. Un evento misto di tradizione, folklore, ricchezza e appartenenza territoriale. Alla fine dello spettacolo suggestivo, gli atleti sono sfiniti, stanchi e, alcuni, vestiti con un accappatoio di spugna bagnata – come dei pugili solitari – aspettano l’arrivo della coppa, e gli applausi scroscianti della folla. Cosa resta oltre la salsedine nei capelli, e il suono del vento tipico del porto di Pozzuoli? L’abbraccio disperato del pescatore Biagio al Palo di Sapone negli ultimi sei minuti di competizione. Questo ci fa capire la voglia di farcela, la passione, e la caparbietà dell’atleta. Sono le immagini che restano in questo Pennone 2019. Una tradizione secolare e distintiva, patrimonio della nostra Terra.

LE SINERGIE – Complimenti agli organizzatori e ai vari sponsor, che hanno saputo donare ai cittadini puteolani una bella e suggestiva kermesse. Gli attori dell’evento sono: Pro Loco Pozzuoli, in collaborazione con il Comune di Pozzuoli, l’Assessorato alla Cultura, la Parrocchia Santa Maria delle Grazie e di concerto con il Comitato dei Pescatori di Pozzuoli, l’Associazione culturale Puteolis In Foto (che ha curato la diretta Facebook, molto seguita), Panico Photo Agency. All’inizio della competizione è stato consegnato e ideato – per la prima volta – dall’Assessore alla Cultura il Premio «’O Pennone 2019» al regista Mauro Di Rosa, autore del cortometraggio ‘O P’nneon (la recensione tecnica di tale opera filmica è possibile leggerla tramite gli archivi di “Cronaca Flegrea”, ndr). Tale Premio verrà dato, da quest’anno, ad eccellenze attive nel divulgare la cultura del mare e la tradizione del Pennone. Singolare il dipinto su tela cucito in stoffa eseguito dal Maestro Antonio Isabettini, mostrato ai primordi della gara, ed accompagnato dal reading poetico dell’artista Luisa De Franchis dell’omonima composizione: Il giullare del mare.

LA MADONNA – I quindici audaci protagonisti gareggiano per raggiungere la bandierina tricolore, simbolo della Madonna Assunta. Abbiamo intervistato don Tonino Russo, parroco di Santa Maria delle Grazie al Centro Storico, e rettore della chiesa dell’Assunta, affinché possa donarci un augurio finale, aspettando la gara dell’anno prossimo. «Colgo l’occasione – afferma Don Tonino – per ringraziare la Pro Loco Pozzuoli, in particolare Gemma Russo, poiché quest’anno è stato fatto un bellissimo lavoro di pubblicizzazione, cercando di coinvolgere l’interesse delle masse. Si entra, così, subito, nel vivo dell’esperienza che ci aspetta. Per i cittadini di Pozzuoli è importante risalire alla radice di questa devozione degli uomini verso il mare, rafforzare le radici per trasmetterle alle nuove generazioni. Una tradizione veicolata non solo come mezzo culturale, ma anche come aspetto di vita, infatti non è un caso che ci si affida alla Madonna. La si invoca nel tempo, l’hanno fatto i nostri nonni, i genitori, i nipoti più piccoli. Così nasce vivo il valore e la coscienza del folklore. L’icona mariana alla quale la popolazione di Pozzuoli si rivolge è quella della Madonna Assunta. Viene chiamata, e si prega insieme. Infatti, ogni anno, migliaia di persone si riversano nel Centro Storico a Ferragosto, per celebrarla e ringraziarla. La “Mamma Assunta” è la protagonista indiscussa dell’evento che si svolge in Darsena. La riconoscenza semplice, ma forte dei pescatori, deve servire da monito per tutti i fedeli.»

Le foto presenti nell’articolo sono state scattate dalla reporter Federica Nerini, tutti i diritti di diffusione sono riservati.