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Un miliardo in 10 anni, contributi e delocalizzazioni: la bozza del nuovo decreto Campi Flegrei

Un miliardo in 10 anni, contributi e delocalizzazioni: la bozza del nuovo decreto Campi Flegrei
  • Pubblicato5 Novembre 2026

POZZUOLI – Il nuovo decreto-legge sui Campi Flegrei prova a mettere ordine in un quadro normativo che negli ultimi tre anni si è costruito attraverso diversi provvedimenti, commissari, fondi e procedure. Il testo introduce un piano pluriennale di prevenzione e riduzione della vulnerabilità, concentra gran parte delle responsabilità in un unico commissario e programma complessivamente un miliardo di euro in dieci anni. Va però fatta subito una precisazione importante: il testo che abbiamo analizzato è ancora una Bozza del provvedimento. Di conseguenza articoli, importi, procedure e formulazioni potrebbero ancora subire modifiche prima della pubblicazione ufficiale e dell’entrata in vigore. L’analisi che segue fotografa quindi il contenuto dello schema attualmente disponibile. Entrando nelle 32 pagine della bozza emergono aspetti molto concreti per cittadini, proprietari e imprese: contributi per l’adeguamento sismico, possibilità di arrivare al 100% per i redditi più bassi, procedure per sanare gli immobili prima di ottenere il contributo, fino a 30mila euro per i danni lievi, delocalizzazioni volontarie, sospensioni fiscali e dei finanziamenti, proroghe degli affitti e interventi sull’edilizia pubblica. Il punto di partenza è una nuova governance.

IL COMMISSARIO UNICO – Lo schema individua come commissario straordinario il presidente pro tempore della Regione Campania. A lui viene affidata l’attuazione del programma per fronteggiare gli effetti dell’evoluzione del bradisismo e garantire continuità alle attività di sostegno alla popolazione, riparazione e riqualificazione sismica degli immobili pubblici e privati, infrastrutture, servizi pubblici e riduzione della vulnerabilità. Il commissario potrà operare attraverso ordinanze e, nei limiti stabiliti dalla legge, anche derogare alla normativa ordinaria per accelerare gli interventi. La filosofia è quella annunciata dal ministro Nello Musumeci: individuare un responsabile del “cosa, come e quando”. La gestione dell’emergenza resta però distinta. Il commissario non sostituisce la Protezione civile nelle attività di monitoraggio, allertamento, pianificazione ed eventuale allontanamento della popolazione. La sua funzione è soprattutto strutturale: riduzione del rischio, riparazione, ricostruzione e prevenzione.

LA STRUTTURA COMMISSARIALE – Al commissario viene affiancata una struttura di supporto con personale proveniente dalle amministrazioni pubbliche, possibilità di comando e distacco e specifiche risorse finanziarie. Sono previsti anche esperti e vicecommissari ai quali potranno essere attribuiti specifici settori di intervento. È uno dei passaggi più importanti perché la nuova struttura dovrà progressivamente assorbire competenze, procedimenti e attività oggi distribuiti tra più soggetti. La bozza disciplina infatti anche il passaggio dalla precedente struttura commissariale al nuovo modello. La vera prova sarà evitare che il riordino produca, almeno nella fase iniziale, ulteriori rallentamenti per le pratiche già aperte.

UN MILIARDO IN DIECI ANNI – Il miliardo annunciato dal Governo è suddiviso in due distinti fondi. Il primo è destinato agli interventi sul patrimonio edilizio privato e dispone di 50 milioni di euro l’anno dal 2027 al 2036. Il secondo riguarda patrimonio pubblico, infrastrutture e servizi pubblici e dispone anch’esso di 50 milioni di euro l’anno nello stesso periodo. Complessivamente sono quindi 100 milioni l’anno per dieci anni: 500 milioni per il privato e 500 milioni per il pubblico. Questo è un elemento importante: il miliardo non costituisce una disponibilità immediata, ma una programmazione finanziaria distribuita nell’arco di un decennio. Di conseguenza avranno un peso determinante le priorità stabilite annualmente e il numero di domande che arriveranno da cittadini, condomìni e amministrazioni.

I CONTROLLI – Il commissario dovrà rendicontare periodicamente lo stato di attuazione del programma. Sono previste relazioni al Governo e al Parlamento e un sistema di verifica dell’utilizzo delle risorse e dello stato degli interventi. È un passaggio che potrebbe diventare particolarmente importante per il territorio: consentirà di conoscere non soltanto quanti soldi vengono stanziati, ma quanti vengono realmente spesi e quanti interventi arrivano a conclusione.

STOP ALLE VOLUMETRIE – La bozza introduce un principio molto netto per l’area interessata: limitare ulteriormente il consumo di suolo e l’aumento delle volumetrie. La logica è quella di non incrementare ulteriormente il carico insediativo in un territorio esposto al rischio vulcanico, sismico e bradisismico. Parallelamente viene prevista una Conferenza di servizi permanente con l’obiettivo di accelerare e uniformare le procedure relative agli interventi pubblici e privati.

LE CASE PRIVATE – Una parte centrale dello schema riguarda il patrimonio edilizio privato. I Comuni interessati e le strutture competenti dovranno effettuare la ricognizione degli immobili danneggiati e determinare il quadro complessivo dei danni e del fabbisogno necessario. Sulla base di questa ricognizione verranno individuate le risorse da destinare annualmente alla riparazione e alla riduzione della vulnerabilità sismica. Questo significa che non esiste un diritto illimitato a ottenere automaticamente il finanziamento: i contributi saranno concessi nei limiti delle risorse annualmente disponibili. Un elemento particolarmente significativo dello schema attuale è la possibilità di effettuare una nuova ricognizione anche sugli immobili interessati dagli eventi sismici già verificatisi negli anni precedenti, con la possibilità di quantificare ulteriori fabbisogni dopo l’utilizzo di una parte consistente delle risorse già stanziate.

I CONTRIBUTI – La bozza stabilisce il procedimento per concedere i contributi agli immobili privati. La domanda dovrà essere presentata dai soggetti legittimati e accompagnata dalla documentazione tecnica richiesta. Nei condomìni potrà intervenire l’amministratore per le parti comuni. Il contributo dovrà tenere conto anche di eventuali altri finanziamenti pubblici o indennizzi assicurativi già ricevuti per gli stessi interventi, evitando quindi duplicazioni. Per la riduzione della vulnerabilità sismica viene confermato il meccanismo annunciato dal Governo: finanziamento pubblico ordinariamente pari al 70% e copertura fino al 100% per i soggetti che rientrano nella soglia reddituale prevista, fissata a 28mila euro di reddito imponibile, al netto del reddito dell’abitazione principale. Ed è proprio quest’ultimo dettaglio ad essere importante: il testo parla di reddito imponibile ai fini fiscali e non genericamente di ISEE.

IMMOBILI IRREGOLARI – Uno dei nodi più delicati dei Campi Flegrei riguarda gli immobili che presentano difformità urbanistiche. Lo schema introduce una semplificazione significativa. La domanda di contributo potrà essere presentata anche contestualmente alla richiesta di sanatoria o regolarizzazione urbanistica. Questo però non significa che il contributo sarà concesso a un immobile abusivo senza regolarizzazione. La procedura di sanatoria dovrà infatti concludersi positivamente prima della concessione definitiva del finanziamento. In altre parole: l’irregolarità urbanistica non impedisce necessariamente di avviare la pratica, ma prima di ricevere i soldi bisognerà comunque ottenere il titolo edilizio necessario. Sono inoltre previsti termini più rapidi per le amministrazioni chiamate a decidere sulle istanze.

LE DELOCALIZZAZIONI – La bozza disciplina in maniera strutturata anche la delocalizzazione. Potranno essere previsti contributi per consentire ai proprietari di immobili particolarmente vulnerabili o situati nelle aree considerate a maggiore rischio di acquistare un’altra abitazione. La misura è volontaria e incentivata. Il commissario dovrà individuare le zone nelle quali applicarla prioritariamente, tenendo conto non soltanto del rischio sismico e bradisismico, ma anche dell’eventuale esposizione alle emissioni di gas vulcanici. Quando la delocalizzazione riguarderà interi edifici potranno essere finanziate anche le demolizioni. Nel caso di edifici con più unità immobiliari, la procedura richiede condizioni particolarmente stringenti e il consenso degli aventi diritto previsto dalla norma. L’area liberata dalla demolizione potrà inoltre essere acquisita al patrimonio pubblico secondo quanto stabilito dallo schema. Il contributo per la delocalizzazione costituisce comunque un’alternativa a quello per la riparazione o riqualificazione dello stesso immobile.

FINO A 30MILA PER I DANNI LIEVI – Per gli immobili che hanno subito lesioni leggere viene introdotta una procedura specifica di pronto ripristino. Il contributo può arrivare fino a 30mila euro per unità immobiliare nei casi previsti. La misura punta soprattutto a evitare che immobili con danni limitati rimangano inutilizzabili per mesi a causa di procedure amministrative troppo lunghe. La domanda dovrà essere accompagnata da documentazione tecnica e dichiarazioni sui danni e sugli interventi necessari. Sono previsti controlli e la possibilità di revocare il beneficio nel caso di dichiarazioni non veritiere o mancata realizzazione dei lavori.

DELOCALIZZAZIONE DELLA SOLFATARA – Un capitolo specifico riguarda gli immobili di edilizia residenziale pubblica situati a ridosso della Solfatara. Lo schema prevede interventi di demolizione, ricostruzione e delocalizzazione degli alloggi pubblici nelle aree considerate maggiormente esposte. L’obiettivo è trasferire gli abitanti in immobili situati in aree meno vulnerabili, mantenendo, ove possibile, la ricollocazione all’interno dello stesso territorio comunale. Si tratta di uno dei punti politicamente e socialmente più delicati del provvedimento perché apre concretamente alla possibilità di modificare nel tempo la distribuzione della popolazione nelle aree più vicine alla Solfatara.

INFRASTRUTTURE PUBBLICHE E VIE DI FUGA – Il decreto introduce anche un programma pluriennale per riparazione e riqualificazione sismica del patrimonio pubblico. Dovranno essere individuati gli interventi prioritari su edifici pubblici, infrastrutture, servizi e opere considerate essenziali ai fini della protezione civile e delle vie di fuga. Il commissario potrà intervenire anche in caso di inerzia degli enti attuatori, assegnando termini per provvedere e successivamente esercitando poteri sostitutivi. È il tentativo di superare uno dei problemi storici del territorio: la frammentazione delle competenze tra amministrazioni diverse.

DIECI MILIONI PER LE CHIESE – Il provvedimento dedica una specifica linea finanziaria agli edifici di culto. Sono previste risorse per il ripristino e la riduzione della vulnerabilità sismica delle chiese e degli edifici religiosi danneggiati.

TRIBUTI SOSPESI – È uno dei punti sui quali occorre maggiore attenzione. La sospensione dei tributi non riguarda automaticamente tutti i residenti dei Campi Flegrei. Lo schema individua specifiche categorie di soggetti che, alla data del 31 luglio 2026, avevano la residenza oppure la sede legale o operativa in immobili danneggiati e interessati da provvedimenti di sgombero o dalle verifiche previste. Per questi soggetti vengono sospesi gli adempimenti e i versamenti tributari ricadenti nel periodo dal 31 luglio al 30 novembre 2026. Non è previsto il rimborso di quanto eventualmente già versato. Questo è un elemento che distingue il testo dalla comunicazione più generale delle prime ore: non si tratta di una sospensione fiscale indiscriminata per tutta l’area flegrea.

MUTUI E FINANZIAMENTI SOSPESI – Per le categorie individuate dal provvedimento viene prevista anche la possibilità di sospendere il pagamento delle rate dei mutui e di altri finanziamenti. Il periodo indicato arriva fino al 31 dicembre 2027. Anche in questo caso la misura va letta insieme ai requisiti previsti dalla norma e non come una sospensione automatica di tutti i mutui accesi dai residenti dell’area.

AFFITTI PROROGATI – Il testo introduce inoltre una proroga straordinaria dei contratti di locazione a uso abitativo in scadenza nel periodo individuato. La proroga può arrivare a due anni e riguarda i conduttori con reddito imponibile inferiore a 28mila euro. Sono però previste eccezioni e specifiche condizioni. Non si tratta quindi di una proroga automatica e assoluta di tutti gli affitti.

LA PROTEZIONE CIVILE – Lo schema precisa che le attività tipiche di Protezione civile restano ferme. Monitoraggio del fenomeno, allertamento, pianificazione di emergenza, esercitazioni e preparazione all’eventuale evacuazione continuano a rimanere nel sistema ordinario di Protezione civile. La struttura commissariale si occupa invece soprattutto degli interventi strutturali e della ricostruzione. È quindi confermata la separazione anticipata dal ministro Musumeci: il commissario non diventa un “super capo della Protezione civile”.

RISORSE PER LE ATTIVITA’ ECONOMICHE – La bozza precedente prevedeva espressamente, accanto ai due fondi da 50 milioni l’anno, anche un terzo fondo destinato all’assistenza e al sostegno di famiglie e imprese, da finanziare con successivi provvedimenti legislativi. Nello schema attualmente disponibile questo fondo autonomo non compare più nella stessa configurazione. Restano comunque misure che consentono al commissario di intervenire sulle attività economiche e di sostenere, nei limiti delle risorse disponibili e delle successive disposizioni attuative, continuità e delocalizzazione delle imprese. È uno degli aspetti che meriterà particolare attenzione nella versione definitiva del decreto.

LA BONIFICA – Nelle ultime disposizioni compare anche un intervento rilevante per la bonifica ambientale e la rigenerazione urbana dell’area di Coroglio. Le risorse indicate sono molto consistenti e costituiscono però un capitolo specifico del provvedimento. Non devono quindi essere confuse con il miliardo destinato al piano decennale per la riduzione della vulnerabilità sismica dei Campi Flegrei.

IL VERO NODO – Letto nel suo complesso, lo schema segna un cambio di impostazione. Per la prima volta vengono messi insieme in un unico provvedimento una governance centralizzata, una programmazione decennale, risorse per pubblico e privato, strumenti per l’adeguamento sismico, procedure per le sanatorie, delocalizzazioni, interventi sui danni lievi, misure fiscali e sostegni alle attività economiche. Ma non significa che dal giorno successivo alla pubblicazione tutti i cittadini possano automaticamente presentare domanda e ottenere i contributi. Numerosi passaggi richiedono ancora ordinanze commissariali, ricognizioni, individuazione delle priorità, definizione delle procedure e disponibilità annuale delle risorse. Ed è probabilmente questo il punto più importante da chiarire alla popolazione. Il decreto costruisce un quadro normativo e finanziario di lungo periodo. Ora bisognerà vedere quanto rapidamente questa architettura riuscirà a trasformarsi in moduli, graduatorie, cantieri, rientri nelle abitazioni e interventi reali. Ma soprattutto bisogna ricordare che: fino alla pubblicazione ufficiale il testo può ancora essere corretto, integrato o modificato. Soltanto la versione pubblicata consentirà quindi di conoscere con certezza il contenuto definitivo delle misure, le platee e le procedure.