POZZUOLI – Il de profundis è suonato alle 17.45 di domenica. Atteso e prevedibile per certi versi. Un film già visto? Si, ora possiamo anche togliere il punto interrogativo che utilizzammo il 7 febbraio scorso quando, dopo una vittoria, ponemmo l’accento non sul risultato, ma sul progetto. Un film già visto, l’ennesimo fallimento sportivo in terra puteolana che ha un nome e cognome: Adamo Guarino. Venuto a Pozzuoli con i migliori auspici, l’imprenditore e patron della Frattese è riuscito nell’impresa di non legare con il territorio inimicandosi praticamente tutti: imprenditoria locale, amministrazione comunale e finanche il nostro giornale. Tutti colpevoli di un qualcosa.

IL FALLIMENTO – La sua condotta ha portato sempre a scagliarsi contro qualcuno alla ricerca di alibi. In ordine sparso, se l’è presa anche con gli arbitri, con il campo da gioco, lo stadio, i calciatori (che, è bene sottolinearlo, hanno le loro enormi colpe). Ha anche cambiato due allenatori, un direttore sportivo e, secondo quando sosteneva due mesi fa il vice presidente Sessa (elemento di continuità con la gestione Casapulla che di tasca sua ha rimesso anche soldi), ha pure “speso 500mila euro” (che, in proiezione, oggi sarebbero almeno 700mila). Per fare cosa? Totalizzare appena 24 punti in 33 partite , sfasciare l’entusiasmo della tifoseria granata, arrivare ultimo e riportare la Puteolana nel baratro. Se questo non è un fallimento.

LE ASPETTATIVE – Ma sbagliare è umano. Come umano sarebbe fare “mea culpa”, ammettere il proprio fallimento sportivo. Uno che da anni è nel mondo del pallone, che ha alle spalle, tra l’altro, una seconda struttura societaria qual è la Frattese, non può sfuggire dai propri errori o essere giustificato con un semplice “è stato consigliato male”. No, perché Guarino non è un “pischello”. Era il 21 novembre del 2020 quando alla domanda posta dal nostro giornale (che all’arrivo a Pozzuoli ha, come giusto che sia dato credito). «Costruiremo una grande società, i tifosi devono avere fiducia in noi. Metteremo le basi per il futuro mattone dopo mattone senza fare promesse. Sarà un processo di crescita graduale.»; «L’intenzione è di coinvolgere i puteolani tant’è vero che a breve faremo un appello alla città»; «Salvaguardare la categoria restando in serie D. Mentre l’anno prossimo vogliamo partire tra le squadre candidate per la serie C.» sono solo alcune frasi dette da Guarino al suo arrivo in città e rilasciate, in esclusiva, all’indomani dell’acquisizione del titolo dopo la disastrosa e confusionaria gestione Casapulla, al nostro giornale.

LA SOCIETA’ – Nulla di tutto questo è stato fatto. Né uno “straccio” di progetto, mai un appello alla città, se non il famoso e poco chiaro sfogo contro l’amministrazione comunale e l’imprenditoria locale attraverso il quale diceva di sentirsi “solo e con una mole di problemi”. Per il resto con la città di Pozzuoli i rapporti sono pari a zero. Complice anche una società decentrata, figure non legate al territorio (basti pensare che nelle ultime settimane al Conte l’unica presenza costante è stata quella del fido Raffaele Ruggiero), Guarino & C. non sono stati in grado di creare né empatia né amalgama con l’ambiente. La società è stata vista come un corpo estraneo alla città, ancorata alle sue origini frattesi. Nemmeno l’organigramma è stato mai reso pubblico, a differenza di quello Frattese impresso nella fan page della società. Particolari certo, ma che fanno riflettere sulla gestione di una società importante e gloriosa.

LA SQUADRA – Poi c’è la componente squadra. I calciatori, che non hanno “sudato” la maglia come la tifoseria ha sempre chiesto. Davanti alla cosiddetta “partita della svolta” sono venuti sistematicamente meno. Sempre. Nomi blasonati in capaci di portare quell’esperienza e quel surplus di tecnica utile alla squadra per salvare una stagione iniziata in maniera disastrosa, ma che dalla sesta giornata in poi poteva dire ben altro.

IL FUTURO – Adesso ci si chiede: che ne sarà di Guarino e della Puteolana? Adamo da Fratta continuerà a fare calcio a Pozzuoli? Cosa dirà alla tifoseria che lo ha inviato gentilmente a “lasciare, insieme alla sua famiglia, la città di Pozzuoli”? Come pensa di portare avanti un progetto (se esiste) in una città dove si è inimicato praticamente tutti? Domande che meritano risposte, per rispetto a una città e a una tifoseria innamorata che ha sempre dato credito a tutti, indistintamente. Anche a Guarino, l’ennesimo film già visto, ma con un finale ancora più amaro: il fallimento sportivo.